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svizzero
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E'
profondamente radicata nell'animo elvetico la leggenda di Guglielmo Tell, mitico eroe dell'indipendenza,
secondo la quale i rappresentanti di Uri, Schwyz, e Unterwalden si
incontrarono nel 1307 per giurare il "Fœdus" sul prato del Grütli (Schwyzerdütsch: Rütli), nel Canton Uri,
sulle sponde del lago dei Quattro Cantoni (Lago di
Lucerna). Successivamente, nel 1315, i primitivi Cantoni, dopo la
vittoria al Morgarten su Leopoldo d'Austria, sottoscrissero il Patto di Brunnen ampliando i contenuti
dell'alleanza.
La Costituzione federale
tutela la libertà e i diritti del Popolo (*) (definito, tradizionalmente, "il
Sovrano") e dei Cantoni, questi ultimi Repubbliche sovrane, per quanto la loro sovranità non sia limitata dalla
Costituzione federale. I Cantoni esercitano quindi tutti i diritti non
delegati alla Confederazione (art. 3 Cost.).
In democrazia, il Popolo è la sola fonte legittima del potere, ma non è al di sopra della Costituzione che si è data. Tuttavia una maggioranza del Popolo e dei Cantoni può modificare in ogni momento la Costituzione. (*) Secondo la Costituzione federale, il Popolo svizzero è il "sovrano" del Paese,
ossia la massima istanza politica.
Esso comprende tutti gli adulti aventi la cittadinanza svizzera - circa 4,8 milioni di cittadine e cittadini, cioè il 60 per cento della popolazione residente.
I residenti all'estero votano per corrispondenza
I minorenni e gli stranieri non hanno diritti politici a livello federale.
Il Parlamento svizzero è costituito da due Camere, (Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati), le quali - a Camere riunite - formano la cosiddetta Assemblea federale che detiene il potere legislativo dello Stato.
Il Consiglio nazionale (200 membri eletti in proporzione al numero di abitanti dei singoli Cantoni) rappresenta tutta la popolazione del Paese.
Il Consiglio degli Stati (46 membri) rappresenta i 26 Cantoni. Venti Cantoni hanno due seggi ciascuno, gli ex SemiCantoni uno solo ciascuno.
Il Popolo elegge direttamente i membri di ambedue i Consigli: quelli del Consiglio nazionale, la cosiddetta Camera bassa, secondo le normative federali, quelli del Consiglio degli Stati, la cosiddetta Camera alta, secondo le diverse disposizioni cantonali.
In entrambi i casi i circondari elettorali sono i Cantoni. La presenza politica "rosa", femminile, è elevata: nel 2007 la presidenza della Confederazione, il ministero degli Esteri e quello dell'Economia sono in mani femminili.
La presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey (2007) è la seconda presidente della Svizzera, dopo la signora Ruth Dreifuss (1999).
Gli organi supremi dell'amministrazione giudiziaria (di legittimità) in Svizzera sono il Tribunale federale di Losanna, il Tribunale federale delle assicurazioni di Lucerna ed il Tribunale penale federale di Bellinzona istituito nel 2004.
Il Tribunale federale di Losanna è composto di 30 giudici e 30 supplenti, il Tribunale federale delle assicurazioni di 9 giudici a tempo pieno e 9 a tempo parziale e il nuovo Tribunale federale penale in Ticino al momento consta di
11 giudici.
I Magistrati di merito, conformemente
al Patto del 1291, sono eletti e nominati tra gli abitanti del
Cantone, aventi diritto di voto, ed il mandato è per una durata
temporanea. Il periodo di nomina dei Magistrati varia da Cantone a
Cantone: per esempio, nel Canton Ticino
(art. 81 Cost. Canton Ticino) è di dieci anni (votazione popolare del 25 settembre 2005), nel Canton Grigioni
(art. 23 Cost. Cant. Grigioni) è di quattro anni, ecc..
Cosicché
anche la funzione giurisdizionale, in Svizzera, (sentita come spedito
mezzo pragmatico per garantire la pacifica convivenza, ne cives ad arma
veniant*, e non come fine, o rito sacrale), soggiace all'impianto
costituzionale democratico, ed è conformata, dunque, diversamente da
quella dei Paesi di tradizione monarchica o autoritaria (giacobina) o di stato etico
(Fascismo, Comunismo, ecc.), dove i Magistrati sono tali per concorso
burocratico, gestito dall'Ordine giudiziario medesimo, e dove si è preteso
di garantirne l'indipendenza, tra l'altro, con l'esercizio della funzione, con l'attribuzione dell'incarico,
a vita (lavorativa). L'indipendenza e l'imparzialità, si è osato
credere, sono correlate all'intimo rispetto delle Istituzioni e di se
stessi, e non già con l'arruolamento burocratico (sicut cooptatio) e/o con la perpetuità della
funzione, che ha in sé il germe della istituzione di una corporazione o di
una casta.
Si noti che la Svizzera è uno Stato di diritto, con la netta divisione dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario), e che la Sovranità risiede in capo al Popolo: dunque questi mai si è spogliato (o lasciato spogliare) del potere sovrano e reale. Quindi mai, nella sua plurisecolare storia, il Popolo ha declinato alcuno degli attributi (legislativo, esecutivo, giudiziario) del potere. Pertanto mai ha conferito incarichi, o mandati, a vita a chichessia: persone fisiche o caste che siano.
Né quindi ad un re o ad un capo del governo (del tipo Cromwell, Robespierre o Napoleone, Stalin, Hitler, Mussolini, Ceausescu, ecc.), né ad un legislatore, né, tantomeno, ad una burocrazia giudiziaria, sul presupposto di una presunta sua funzione tutoria o di "garanzia".
Se i cittadini sono liberi e forti non hanno necessità di essere posti sotto tutela o protezione: il Machiavelli scriveva ne Il Principe, nel '500, che gli Svizzeri sono "armatissimi e liberissimi".
Spogliarsi anche di un solo potere significa abdicare, tout court, alla sovranità, ed essere asserviti ad un potere (di un uomo, o di altri uomini poco importa) non democratico, quantunque esso fosse ritenuto "illuminato". (*) affinché i cittadini
non vengano alle armi, ossia convivano pacificamente, evitando che si facciano giustizia
da soli ricorrendo all’uso della violenza.
Nei Paesi laddove la giustizia è lenta (e dunque inefficace), o corrotta,
si riscontra la nascita e la presenza del fenomeno della faida o della mafia.
E' singolare come questi Paesi, volendo confondere cause con effetti, reprimano il possesso, da parte
dei cittadini, delle armi, in luogo di riformare la giustizia.
In Svizzera, da secoli, praticamente in ogni casa c'è l'equipaggiamento militare (ora il fucile mitragliatore, il munizionamento, ecc.),
tuttavia non si registrano tali fenomeni.
L'esercito svizzero è un esercito di milizia: ogni cittadino è obbligato a svolgere una scuola reclute della durata di 18 o 21 settimane, a dipendenza dell'incorporazione, e in seguito, per sei o sette anni, una formazione (corso di ripetizione) di 19 giorni.
Con l'ultima riforma dell'esercito – Esercito XXI – l'effettivo delle forze armate è stato considerevolmente ridotto.
La riforma prevede 120'000 militari nell'esercito attivo, a cui si aggiungono una classe di reclute (circa 20'000) e una di riservisti di 80'000.
In un recente passato, l'esercito è arrivato a contare più di mezzo milione di soldati.
L'elevato senso civico elvetico, il rispetto delle
Istituzioni e l'impegno sociale: la milizia*, (che si vorrebbe dire frutto di
esperienze secolari), uniti alla temporaneità del mandato ed al controllo
popolare, hanno assicurato, ed assicurano, la riconosciuta imparzialità ed
indipendenza della Magistratura.
Peraltro il dovere civico di accettazione delle nomine popolari è di rango costituzionale, (per esempio art. 33 Cost. Canton Ticino). (*) Se
sorgesse dissenso fra i confederati, i più prudenti di loro hanno l'obbligo d'intervenire a sedar la
discordia, nel modo che loro sembrerà migliore; e se una parte respinge il
giudizio proferito, gli altri confederati le si mettano contro.-
Patto federale del 1291.
Peraltro si osservi che,
anche in Italia, il Supremo Magistrato, il Presidente della Repubblica, è
eletto, (Art. 83 Cost. Rep. Ital.), e non vi è chi dubiti
fondatamente della sua imparzialità, o di quella dei Giudici della Corte
Costituzionale, ( Art. 135 Cost. Rep. Ital.), pure
eletti.
La Magistratura elvetica, referente e giudicante, quindi,
non si configura come un "Perpetuus Ordo clericalis", composto da Sacerdotes juris*, secondo la formula
giustinianea, senza diretto mandato (e controllo) popolare e democratico,
inviati sul territorio dal Princeps, come i carolingi "missi dominici", o sicut Ecclesiae modo, come
accade in alcuni altri Paesi. (*)
Sacerdoti del diritto
Essendo la Svizzera, per tradizione
plurisecolare (oltre sette secoli), una democrazia "diretta"*, il Popolo è
sempre chiamato a decidere, mediante referendum (approvativo, si badi), le questioni importanti
del Paese.
(*) Il sistema politico nazionale è fatto di attenti meccanismi di riequilibrio.
Riassumendo, il consenso si trova così: il Consiglio federale (Governo) propone una legge, le parti in causa possono partecipare ad un processo di consultazione: Cantoni, organizzazioni di categoria, partiti, economia, tutti dicono la loro.
L’Amministrazione fa il pacchetto e poi il Parlamento si esprime, rielaborando la proposta secondo maggioranze alternanti.
Ma l’ultima parola spetta al Popolo.
E per definizione, il Popolo ha sempre ragione.
"Il Popolo non ha sempre ragione, (Andreas Gross, consigliere nazionale), ma non si sbaglia più spesso del parlamento".
L'esercizio continuo del voto (in un anno parecchie volte, ai diversi livelli: comunale, cantonale e federale, su diversi [nel 2004, n. 14] "oggetti" [= leggi, o modifiche costituzionali] in votazione) è un potente strumento di crescita della coscienza civile, tanto che si usa dire che il Popolo si educa votando!
Non sono permessi gli "Illuminati" che guidano il gregge.
Quindi le norme, approvate all'urna, beneficiano della intima e profonda condivisione dei cittadini: l'eventuale violazione della norma suscita la unanime riprovazione, sostanziando un reale "vulnus" nel corpo sociale, e non già un'astratta lesione dell'ordinamento giuridico.
In democrazia diretta nessuno può dare ordini, ma ognuno deve convincere tutti: ciò costa in tempo e denaro, ma evita costi e sofferenze maggiori quali le tragedie belliche e l'illegalità diffusa. Date delle votazioni popolari dal 1848 al 2005, con l'oggetto delle singole votazioni, percentuali, ecc.
Si parla
molto, in Europa, di caduta delle ideologie, ma sono solo parole,
se non è possibile che il Popolo abbia la facoltà di
esprimersi sui singoli atti legislativi. Mi spiego:
taluno potrebbe votare per un partito, per esempio,
quello socialista, oppure per quello liberal-
radicale,l'UDC, i Verdi, ecc.. Questo voto ha,
evidentemente, un contenuto ed una connotazione
ideologici, cioé esprime un orientamento-quadro.
In politica è giusto che sia così.
Tuttavia la democrazia diretta ha un formidabile
correttivo, l'istituto del referendum, per l'appunto,
di facile attuazione, che consente il formarsi - sui
casi concreti - di maggioranze che non soggiacciono a
dettami meramente ideologici. Le maggioranze
referendarie sono, piuttosto, attente alla prudente
soluzione della fattispecie in esame, per modo che le
decisioni vengono assunte, e percepite, come condivise
piuttosto che come imposte.
Questa visione ed interpretazione della democrazia, mi permetto di
pensare, differenzia la Confederazione dal resto
d'Europa.
Non è quindi volontà di isolazionismo, o peggio difesa di inconfessabili interessi, che rendono
restio il Popolo svizzero ad aderire all'Unione europea, ma la
sua radicata convinzione che l'adesione all'Unione priverebbe i cittadini dei secolari diritti di
libertà, forzando un sistema democratico che, per la
verità, ha impedito le degenerazioni totalitarie conosciute, nel '900, da molti Paesi europei.
Circa un quinto dei Comuni ha un proprio Parlamento eletto (Consiglio comunale);
i quattro quinti invece applicano ancora la democrazia diretta attraverso
l'Assemblea comunale, alla quale partecipano tutte le cittadine ed i cittadini aventi diritto di voto in materia comunale.
Landsgemeinde, l'Assemblea annuale di tutti i cittadini e le
cittadine a livello cantonale, che elegge direttamente il Consiglio di
Stato, quindi il governo del Cantone, si mantiene tuttora nei Cantoni di
Appenzello interno e di Glarona, nella Svizzera interna.
In Svizzera, contrariamente ad altri Paesi, vige un sistema complesso della cittadinanza, dovendo essere questa prima comunale e cantonale per essere elvetica (Art. 37 Cost.).
L'attribuzione della cittadinanza comunale e di quella cantonale pertengono rispettivamente al Comune ed al Cantone, e sono conferite alle condizioni e nei modi fissati dalla legge, vedere p.e. art. 11 Cost. Rep. Ticino. L'acquisizione della cittadinanza elvetica per naturalizzazione degli stranieri, quindi, pur essendo sotto l'alta vigilanza federale, varia a seconda delle norme dei vari Cantoni.
Poiche' la Svizzera è una nazione federale, bisogna ottenere autorizzazione dal cantone e dal comune, le cui delibere possono aggiungere ulteriori condizioni e fissare il costo per l'ottenimento della cittadinanza prima dell'approvazione. Le condizioni variano notevolmente da una regione all'altra. Alcuni comuni applicano una normativa piuttosto flessibile, altri addirittura sottopongono la concessione della cittadinanza (le droit de cité) ad una consultazione elettorale su base locale.
In molti comuni svizzeri, infatti, sono i cittadini a esaminare ogni singola domanda di naturalizzazione, decidendo a volte in maniera arbitraria. Per il diritto di ricorso, in caso di un rifiuto della domanda, continuano a far stato le sentenze del Tribunale federale che garantiscono l’equità di trattamento.(*).
Attualmente la quota di stranieri residenti in Svizzera è del 19,6 % (1,4 milioni per 7,3 milioni di abitanti). Nel 2000 è stato lanciato un referendum per contenere la quota al limite del 18 %.
Ma la maggioranza degli Svizzeri ha bocciato l'iniziativa.
Non è la prima volta. Negli ultimi trent'anni, gli Svizzeri si sono pronunciati sei volte su referendum 'anti-stranierì', bocciandoli uno dopo l'altro.
Una curiosità: il primo referendum concernente la materia di diritti di cittadinanza fu celebrato il 14 gennaio 1866 (milleottocentosessantasei), avendo come oggetto "Uguaglianza degli Ebrei e dei cittadini naturalizzati", e fu accettato dal Popolo.
L'integrazione degli stranieri, pur se condivisa ed accettata dalla popolazione, richiese tuttavia del tempo per via della tradizionale gradualità e prudenza elvetica.
Si veda, al proposiro, La storia dell'emigrazione italiana in Svizzera
Questo fenomeno, che ha coinvolto, dal secondo dopoguerra, circa 3-4'000'000 di lavoratori italiani, è stato costellato da luci ed ombre, tanto che il Centro svizzero di Roma ha voluto rendere omaggio agli Emigranti italiani, allestendo una mostra fotografica.
Dieter Bachmann, Direttore del Centro e curatore della mostra, l'ha voluta intitolare Omaggio della Svizzera all’emigrazione italiana usando giudizi severi nei confronti dell'atteggiamento elvetico nei confronti degli stranieri.
Dopo l'adesione ai trattati di Schengen e Dublino, il Popolo svizzero, nel corso del 2006, ha votato a favore dell'estensione degli accordi bilaterali ai nuovi Paesi dell'Unione europea, ed il 26 novembre 2006 ha votato di elargire un miliardo di franchi per il sostegno dello sviluppo di questi Paesi.
Ciò a dimostrazione della volontà degli Svizzeri di evitare qualsiasi isolamento in Europa, pur volendo mantenere la propria indipendenza, negoziando con l'Unione europea le materie di interesse continentale.
Nonostante gli impegni, v'è ancora qualcuno che ritiene la Svizzera un Paese xenofobo! Vien di pensare che gli Svizzeri sono buoni albergatori e banchieri,fabbricano ottimi farmaci, orologi e strumenti di precisione, producono cioccolato e formaggi rinomati, hanno ottime cliniche e scuole, ma sono pessimi comunicatori! Evoluzione della naturalizzazione: requisiti sono la cortesia, lo zelo, il riserbo politico e la buona reputazione.
(*) Sul punto si veda la decisione del Tribunale federale.
Dunque - tenuto pure conto che l'aliquota dell'IVA è del 7,6% (in Italia del 20%) - la fiscalità* è relativamente contenuta rispetto ad altri Paesi europei, tanto più se si considera l'elevato livello dei servizi resi ai cittadini dalle Istituzioni.
La struttura federale lascia ampio spazio per unasana competizione** tra i Cantoni, e riduce ad irrilevanza il fenomeno dell'evasione fiscale. Quindi, il concorso di tutti i cittadini al compimento del dovere fiscale, rende possibile il contenimento dell'imposizione, e contribuisce a fare, della Svizzera, il Paese con il reddito pro-capite tra più elevati *** al mondo. La Svizzera (Stato federale) è composta da 26 Cantoni (Stati membri) raggruppati in seno alla «Confederazione» (Stato centrale). I Cantoni contano a loro volta circa 2'800 comuni e detengono i diritti di sovranità originari, mentre la Confederazione dispone unicamente dei diritti che le sono attribuiti esplicitamente dalla Costituzione. La portata dell'autonomia dei comuni è determinata dal diritto cantonale.
Oltre alla particolarità secondo cui in Svizzera le imposte sono riscosse dalla Confederazione, dai Cantoni e dai comuni, il sistema fiscale svizzero si caratterizza anche per il fatto che il cittadino stesso decide quali imposte devono essere prelevate. Infatti, lo Stato può imporre al cittadino solo gli obblighi - comprese le imposte - previsti dalla Costituzione e dalla legge. Ogni modifica costituzionale deve essere sottoposta a votazione popolare (referendum obbligatorio).
Inoltre, in molti Cantoni le leggi sottostanno al referendum obbligatorio e in altri al referendum facoltativo. Nella maggior parte dei casi, il popolo è pure chiamato a pronunciarsi sulla determinazione delle tariffe, delle aliquote e dei coefficienti d'imposta o moltiplicatori. Amministrazione federale delle contribuzioni
Le entrate fiscali incassate dagli enti pubblici nel 2003 ammontavano:
• Confederazione: circa 43'281 milioni di franchi;
• Cantoni: circa 30'603 milioni di franchi;
• Comuni: circa 20'500 milioni di franchi. (*) Sistema fiscale svizzero - in lingua inglese (**) Sistema economico, fiscale, del lavoro, delle previdenze assicurative, ecc. in Svizzera - in lingua inglese (***) Ufficio svizzero di statistica, corredato anche di dati comparativi con altri singoli Paesi.
E neppure quello concesso alla principessa Maria Cristina di Belgioioso (1808-1871), figlia del marchese Giorgio Trivulzio, che è tra i grandi personaggi italiani che la Restaurazione ha condotto in Ticino.Affiliata alla Carboneria, Cristina è costantemente controllata dalle spie del regime austriaco, decide di far valere l'originaria cittadinanza ticinese della famiglia Trivulzio e di così recarsi a Lugano. Grazie al solido appoggio di due grandi amici, Stefano Franscini, che aveva conosciuto a Milano, e Giacomo Luvini, Cristina ottiene un decreto governativo che le convalida la cittadinanza svizzera. È altrettanto noto che, poco dopo la rivoluzione liberale in Ticino, la principessa raggiunge Mazzini in Francia, il quale sta maturando la creazione della Giovane Italia, mentre si preparava la prima spedizione di Savoia.