Nascita e fondamento della Confederazione
E' motto dell'antica saggezza politica
quello per cui gli Stati si conservano fintanto che sanno rimanere fedeli ai
loro principi; non diversamente, il Machiavelli afferma nei
"Discorsi…" (libro III, capitolo 1): "A volere che una setta o
una repubblica viva lungamente è necessario ritirarla spesso verso il suo
principio".
La Confederazione degli Svizzeri cominciò
come lega di comunità rurali lungo il passo del San Gottardo, aperto verso la
fine del XII° secolo, cioè da quando un oscuro artigiano della Val d'Orsera o
più probabilmente una confraternita di penitenti gettò il "ponte
gocciolante" lungo le rocce della Reuss, congiungendo così due sentieri
montani. L'Europa traversava allora uno dei periodi più torbidi della sua
storia; le lotte tra Papato e Impero, quelle tra i Principi del nord e quelle
ancora tra i Comuni o, dentro lo stesso Comune, tra fazioni e consorterie
rendevano l'esistenza così insicura, la giustizia tanto precaria che città e
vallate si videro costrette ad agire indipendentemente e di proprio diritto,
affinché assassini, incendi, ruberie e altrettanti misfatti non andassero
impuniti; questo bisogno di difesa e di ordine fece incontrare i montanari dei
Paesi forestali.
Essi avevano già dato vita, nei loro paesi, a forme economiche
di collaborazione: utilizzazione comunitaria dei pascoli, costruzione di strade
alpine, opere di premunizione contro alluvioni e valanghe … e avevano creato
talune comunanze di mercato; dalla collaborazione economica si trattava ora di
passare a quella politica.
Gli storiografi non sono ancora riusciti a stabilire quando sia stato concluso
il primo patto tra Uri, Svitto e Nidwalden (Sottoselva); forse nei primi
decenni del Duecento, dato che il Patto "perpetuo" del 1291 dice
espressamente di confermare "l'antiqua confoederationis forma"; la
pergamena del 1291, conservata negli archivi federali di Svitto, venne redatta
i primi giorni d'agosto, cioè due settimane dopo la morte dell'Imperatore
Rodolfo d'Asburgo, il primo dello storico casato argoviese che raggiunse la
dignità imperiale; quel patto, in quel preciso momento, rivela la volontà di
profittare della momentanea carenza dell'autorità imperiale per risolvere certe
questioni essenziali nella vita delle tre comunità rurali.
Già prima, queste
ultime si erano fatte concedere delle franchigie o carte di dipendenza
immediata dall'Imperatore; così gli Urani nel 1251, gli Svittesi nel 1240 e
personalmente dall'Imperatore Federico II° di Svevia, sotto le mura di Faenza
che stava assediando. Quest'ultima carta afferma la dipendenza immediata di
quelle genti dall'Imperatore, senza cioè gli intermediari o feudatari che erano
gli odiati governatori della famiglia Asburgo; si trattava di bloccare la
politica asburgica che tendeva a trasformare una funzione amministrativa,
ricevuta teoricamente dall'Impero, in un diritto di proprietà sui Paesi
forestali. L'oggetto - anche se non espresso - della contesa era evidentemente
il nuovo passaggio delle Alpi, il San Gottardo, ultimo entrato nella storia, ma
che subito aveva assunto importanza particolare e che ancora oggi ha per gli
Svizzeri la risonanza di un simbolo. Se non che, l'ascesa di Rodolfo alla
dignità imperiale (1275) rendeva vani d'un tratto gli sforzi dei Paesi
forestali e riconduceva tra di essi i governatori e i funzionari degli Asburgo;
si capisce come, non appena giunta la notizia della morte di Rodolfo, gli
uomini liberi delle tre comunità passassero all'azione.
Essi non erano contro l'Impero, né
pensavano di creare uno Stato autonomo, ch'erano concetti per allora
impossibili; pur riconoscendo l'autorità imperiale, intendevano amministrare da
soli il loro paese e aiutarsi contro ogni minaccia. Nel patto del 1291 i
Cantoni primitivi s'impegnavano perciò a non accettare più governatori e
giudici stranieri alle loro vallate e ai loro costumi - è il principio stesso
dell'indipendenza; ad aiutarsi nei pericoli, considerando l'aggressore di una
comunità quale nemico di tutte - è il principio della "sicurezza
collettiva"; a lasciar decidere dai più saggi nelle vallate le loro
divergenze e le loro liti - ed è il principio dell'arbitrato. Indipendenza,
sicurezza collettiva, arbitrato: sono le "idee-forza" che hanno
creato la Confederazione e che ancora oggi ispirano la sua politica all'interno
e verso l'estero; notevole continuità. Due altri rilievi: il Patto veniva
concluso sulla parola, non prevedeva sanzioni; gente, dunque, per la quale la
parola data è sacrosanta, come costume tra galantuomini; inoltre, gl'impegni
reciproci erano audacemente fissati "per l'eternità", e anche questo
particolare non cessa di stupire, specialmente se si pone mente alla … durata
dei patti stipulati solennemente oggigiorno …
Dai Tre ai Tredici
"confederati"
L'inizio dell'indipendenza fu duro; i
Confederati dovettero dare prova d'indomito coraggio per conservare le loro
libertà. Dal ricordo di quelle eroiche imprese nacquero molti racconti epici,
tra i quali l'immaginazione popolare mise in rilievo episodi o personaggi
eternati nella tradizione orale e più tardi in quella scritta. Siffatti
racconti hanno un fondamento storico e sono pi sconfinati nel mito, seducendo
la posterità e in ispecie l'età romantica. Questi racconti vivono di continuo
nella coscienza patriottica degli Svizzeri, come già osservò felicemente
Georges Clemenceau a proposito della leggendaria figura di Guglielmo Tell.
Il mondo della nobiltà feudale,
gerarchicamente ordinato, chiuso nei suoi orgogliosi castelli, non poteva
ammettere l'ardimento che dalle case contadine e dalla piccola borghesia campagnola
affermava la libertà e l'autonomia; gli Asburgo ordinarono perciò rappresaglie
e bloccarono i Paesi forestali ribelli; questi ultimi, sapendo che una guerra -
quando sia inevitabile - non la si rimanda se non a vantaggio del nemico, si
prepararono alacremente a sostenere la "spedizione punitiva" della
nobiltà asburgica: si armarono, predisposero difese, provocarono in varie guise
l'avversario. La prima battaglia ebbe luogo a Morgarten, nel 1315, e fu
l'inizio di una serie di vittorie dei contadini; il vecchio mondo
dell'aristocrazia e del privilegio era sconfitto dalla democrazia montanara.
La vittoria provocò un radicale mutamento
nella politica delle città più vicine, Lucerna anzitutto. Durante la lunga
crisi precedente il Morgarten, Lucerna aveva sofferto economicamente, chè la
città era il mercato naturale dei Paesi forestali, ed essi costituivano il suo
entroterra; in seguito al blocco, i suoi mercati andarono deserti, le sue
corporazioni si videro costrette a deviare i traffici dal passo del San
Gottardo a quello dei Grigioni, con rischi e spese moltiplicati. Dopo la
vittoria dei Tre paesi, la città si alleò con i vincitori, assicurandosi così
(1332) la libertà degli scambi con la Lombardia.
Non meno importante per la giovane Lega
l'alleanza di Zurigo (1351). Già da quindici anni e grazie all'energica
politica del borgomastro Rodolfo Brun, le corporazioni degli artigiani e dei
mercanti dominavano la città; ad esse importava la libertà dei commerci verso
il Reno, ma anche verso l'Italia; garanzia di tale libertà era la giovane
Confederazione degli Svizzeri. Zurigo le si alleò. Ora, il cerchio
dell'assistenza reciproca e della comune difesa si allargava grandemente,
superando i monti e le stesse divisioni linguistiche: esso giungeva all'Aare,
al Reno, alla Thur e, verso mezzogiorno, a un arco che da Trun (Truns) si
spingeva al Piottino presso Faido (chiamato nelle antiche carte confederali
"Platifer") e al Döisel (Deischberg presso Sax) nell'Alto Vallese.
Affine ai Cantoni primitivi per istituti
di democrazia rurale e per vita economica, Glarona non tardò a unirsi alla Lega
(1352); Zugo era una cittadella fortificata tra Zurigo e Svitto; avrebbe potuto
costituire un ostacolo, meglio dunque farsene un'amica; la cittadella venne
conquistata e inserita nell'alleanza (1352). Allora, preoccupata per quella
potenza che era venuta sorgendole sul fianco, la repubblica aristocratica di
Berna domandò anch'essa di allearsi (1353), costituendo in tal modo il bastione
della Lega verso l'occidente, cioè la Borgogna e la Francia, e aprendo nuove
vie alla politica svizzera. Otto Stati, dunque, in pochi decenni; poi, per la
durata di cinque generazioni, più nessun accrescimento.
Riflettiamo ora in istante sui
cambiamenti che l'evoluzione della Lega portò con sé. Accanto alle popolazioni
rurali, le corporazioni mercantili e le aristocrazie cittadine! Eccezion fatta
per l'acciaio e il sale, i contadini producevano tutto ciò che alla loro vita
economica abbisognava, le città invece dovevano importare tutte le materie prime
occorrenti alle loro arti, e il lavoro stesso avevano ripartito e
specializzato, derivandone un'evidente raffinatezza di abitudini e di vita. I
montanari conoscevano senza dubbio i mercati di bestiame dell'Alta Italia, ma
per la maggior parte dell'anno rimanevano a casa, occupati nella pastorizia e
nella caccia; i loro villaggi s'erano costituiti secondo il modello della
colonizzazione alemannica, a fattorie sparse e isolate; il loro carattere era
fiero, poco socievole, molto meno socievole di quello dei cittadini che
vivevano in agglomerati urbani di case a diversi piani; ideali e propositi
diversi echeggiavano nelle assemblee rurali (Landsgemeinden) e nelle ornate
sale dei Consigli cittadini, si vorrebbe dire addirittura lingue diverse …
Soltanto la continua collaborazione delle
due forme di vita, contadina e urbana, poteva dare qualche frutto: aprire
orizzonti più vasti alla grettezza ostinata dei montanari, rinnovare il senso
della libertà e della fedeltà al paese delle classi della borghesia cittadina,
altrimenti tentate dai facili guadagni e dalle facili alleanze. Nella Dieta, le
città - Zurigo, Berna, Lucerna - e i paesi rurali si equivalevano, benchè le
prime tendessero ad acquistare sempre maggiore importanza.
Non mancarono naturalmente le occasioni
di querele e di lotte tra le due parti, che raggiunsero in due momenti
l'asprezza della guerra fratricida: la prima volta, a proposito dell'eredità
del conte di Toggenburgo, con la guerra di Zurigo (1436-1450) e la seconda
immediatamente dopo la trionfale guerra di Borgogna (1474-1477) che aveva
annientato l'ambizioso piano di Carlo il Temerario il quale mirava a
costituire, sul modello dell'antica Lotaringia, uno Stato nuovo e compatto dal
Mare del Nord ai confini dello Stato pontificio. Quella seconda lite tra i
Confederati portò su due questioni: la spartizione dell'immenso bottino
borgognone e delle poche terre ottenute in compenso delle vittorie militari, e
ancora l'ammissione di due nuove città nella Lega, cioè Friburgo e Soletta,
alleate di Berna. Alla Dieta di Stans, nel dicembre del 1481, la Confederazione
fu sull'orlo della rovina, città e montagna si azzuffarono immemori del passato
e pronte a lasciarsi per sempre; fu allora che, come per prodigio, l'umile
eremita Nicolao della Flüe - oggi santificato - disse le misurate parole della
pace e della rinnovata alleanza, esortando finalmente i Confederati ad
astenersi dalle contese europee, a perseguire ciò che li potesse maggiormente
unire e non ciò che li dividesse. Il monito non venne subito accolto, ma rimase
nella coscienza dei migliori, per diventare attuale e imperioso non molti
decenni più tardi.
Le contese "europee" … Era
l'epoca - seconda metà del Quattro e principio del Cinquecento - in cui si
stavano formando in Europa le "nazioni" moderne; la stessa guerra di
Borgogna aveva permesso a Luigi XI° di consolidare l'unità della Francia sotto
la sua dinastia; in Spagna, si creva l'unità nazionale sotto Ferdinando e
Isabella; in Inghilterra, sotto la dinastia dei Tudor; in Svezia con Ericson I°
Vasa; in Russia con Ivan III° e Ivan il Terribile. Sulle rovine del medievale
"impero" sorgevano così le nuove realtà nazionali e ogni dinastia si
sforzava di organizzare e imbrigliare la nazione mediante l'unità delle leggi e
l'uniformità degli ordinamenti: amministrativi, fiscali, militari; persino le
lingue e la religione partecipavano a definire e a caratterizzare le nuove
unità nazionali. E' in questa sfera di azione che va esaminato il piano di
riforme del re tedesco, l'imperatore Massimiliano, inteso a un ordinamento più
disciplinato e unitario della gente tedesca; il progetto di Massimiliano non
faceva eccezione per la Svizzera, non considerandola uno Stato a sé, ma parte
del regno, ed estendendo così ad essa talune prescrizioni amministrative e
fiscali.
Ma gli Svizzeri avevano raggiunto attraverso le ormai secolari vicende
della Lega la coscienza d'essere uno Stato autonomo e, anzi, una nazione
("la nazione degli Svizzeri" diranno in quel periodo di tempo il
Machiavelli e, poco dopo, il Guicciardini), quindi si rifiutarono di accettare
le decisioni di Massimiliano e di pagargli un tributo (il così detto
"Reichspfennig"); si venne alla guerra, la brevissima ma sanguinosa
guerra di Svevia (1499) che consentì agli Svizzeri e ai loro alleati grigionesi
una serie di brillanti vittorie, e di portare i confini al Reno e al Bodanico.
Immediatamente, due nuove città entrarono nella Confederazione, Basilea e
Sciaffusa (1501), e l'aumento dell'elemento cittadino trovò poco dopo un certo
equilibrio con l'adesione di un nuovo Cantone rurale, l'Appenzello (1513).
Così era dunque venuta formandosi la Lega
di tredici Stati che resistette quale "Confederazione di Stati" sino
al momento dell'invasione francese, cioè al 1798. La Lega comprendeva altresì
certi paesi "alleati", quali i Grigioni della "Tre Leghe" e
il Vallese, e paesi soggetti; questi ultimi erano sudditi di un singolo Stato
oppure "baliaggi comuni" di parecchi Stati; si trattava per lopiù di
terre conquistate dalle truppe svizzere e governate da governatori o "fogti"
che si alternavano per turni di due anni e che rispondevano della loro
amministrazione alla Dieta. Anche i baliaggi comuni dovevano essere difesi, in
caso di attacco esterno, dalle forze riunite dei Confederati, secondo i
dispositivi dell'alleanza che ogni nuovo Cantone aveva concluso con i Cantoni
più anziani, al momento dell'adesione alla Lega. Proprio questi particolari
delle alleanze ci portano a esaminare la politica di penetrazione verso il
Mezzogiorno.
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