29 Luglio, 2016

Costituzione federale della Confederazione Svizzera

del 18 aprile 1999
Il Preambolo della nuova Costituzione rinnova il Patto confederale del 1° Agosto del 1291, stipulato, in lingua latina, dai primitivi Cantoni di Uri, Svitto ed Untervaldo, il quale, sebbene avesse novato un patto più antico, (“antiquam confederationis formam iuramento vallatam presentibus innovando”), dei primi decenni del Duecento, viene considerato l’Atto costituente della Confederazione elvetica.
Ogni anno, il 1° Agosto, se ne celebra in tutta la Svizzera il ricordo con fuochi d’artificio.

E’ profondamente radicata nell’animo elvetico la leggenda di Guglielmo Tell, mitico eroe dell’indipendenza, secondo la quale i rappresentanti di Uri, Schwyz, e Unterwalden si incontrarono nel 1307 per giurare il “Fœdus” sul prato del Grütli (Schwyzerdütsch: Rütli), nel Canton Uri, sulle sponde del lago dei Quattro Cantoni (Lago di Lucerna).
Successivamente, nel 1315, i primitivi Cantoni, dopo la vittoria al Morgarten su Leopoldo d’Austria, sottoscrissero il Patto di Brunnen ampliando i contenuti dell’alleanza.

La Costituzione federale tutela la libertà e i diritti del Popolo (*) (definito, tradizionalmente, “il Sovrano”) e dei Cantoni, questi ultimi Repubbliche sovrane, per quanto la loro sovranità non sia limitata dalla Costituzione federale.  I Cantoni esercitano quindi tutti i diritti non delegati alla Confederazione (art. 3 Cost.).
In democrazia, il Popolo è la sola fonte legittima del potere, ma non è al di sopra della Costituzione che si è data. Tuttavia una maggioranza del Popolo e dei Cantoni può modificare in ogni momento la Costituzione.

(*) Secondo la Costituzione federale, il Popolo svizzero è il “sovrano” del Paese, ossia la massima istanza politica.
Esso comprende tutti gli adulti aventi la cittadinanza svizzera – circa 4,8 milioni di cittadine e cittadini, cioè il 60 per cento della popolazione residente.
I residenti all’estero votano per corrispondenza
I minorenni e gli stranieri non hanno diritti politici a livello federale.

La Carta ha, quindi, un impianto negoziale* che la rende totalmente differente dalle Costituzioni degli Stati unitari (Italia, Spagna, ecc..), le quali derivano dagli Statuti concessi dai rispettivi Monarchi solamente nel corso del 1800.
Le attuali Costituzioni di molti Stati europei, ancorché si definiscano “repubblicane” e “democratiche”, in realtà mutuano gli impianti istituzionali dalle precedenti Monarchie, attribuendo al Presidente della Repubblica, eletto, gli attributi tipici e tradizionali del monarca costituzionale. Quindi Egli incarna la Nazione, Gli pertiene lo jus honorum**, nomina i senatori a vita, è Capo delle Forze armate, presiede il Consiglio superiore della Magistratura, nomina il Governo, ha la facoltà di concedere la grazia, accredita, concedendo l’ “exequatur”, i diplomatici stranieri, invia messaggi alle Camere, può riviare una legge, già approvata dal Parlamento, alle Camere, ed ha il potere “sacrale” (di tradizione giudaico-cristiana) della promulgazione delle leggi, ecc.
(*) Nel patto del 1291 i Cantoni primitivi s’impegnavano a non accettare più governatori e giudici stranieri alle loro vallate e ai loro costumi – è il principio stesso dell’indipendenza; ad aiutarsi nei pericoli, considerando l’aggressore di una comunità quale nemico di tutte – è il principio della “sicurezza collettiva”; a lasciar decidere dai più saggi nelle vallate le loro divergenze e le loro liti – ed è il principio dell’arbitrato.
Indipendenza, sicurezza collettiva, arbitrato: sono le “idee-forza” che hanno creato la Confederazione e che ancora oggi ispirano la sua politica all’interno e verso l’estero; notevole continuità.
(**) Il diritto di concedere onorificenze e titolo cavallereschi.

Gli Svizzeri, alfine, non formano una nazione nel senso di una comune appartenenza etnica, linguistica e religiosa. Il forte senso di appartenenza al Paese si fonda sul percorso storico comune, sulla condivisione dei miti nazionali e dei fondamenti istituzionali (federalismo, democrazia diretta, neutralità), sulla geografia (Alpi) e in parte sull’orgoglio di rappresentare un caso particolare in Europa.

In Svizzera l’approvazione definitiva delle leggi significative ed importanti (di rilievo costituzionale) spetta al Popolo sovrano (con l’istituto del referendum obbligatorio (**) prima dell’entrata in vigore della legge), e la Nazione è rappresentata dal Governo (Consiglio federale) in corpore.
Il Presidente della Confederazione è “unus inter pares” tra i sette membri del Consiglio federale – eletti per quattro anni dalle Camere federali* – e dura in carica un anno. Cessato il mandato parlamentare torna ad essere cittadino, come il romano Cincinnato, se non rieletto, e non diventa di diritto – come per esempio in Italia – senatore a vita.
(*) Camere federali = Consiglio nazionale (Camera dei Deputati) e Consiglio degli Stati (Camera dei Cantoni, cioè il Senato federale).
(*1) Educazione civica in modo interattivo
(**) In ogni caso, la sottoposizione al Popolo per l’accettazione o il rifiuto della legge è sempre consentita, (senza preclusione di materia, quindi anche per quella fiscale), tramite l’istituto del referendum facoltativo (Art. 141 Cost.), su richiesta di 50’000 aventi diritto al voto o di otto Cantoni.
Non estiste, per la validità, il limite del quorum (percentuale minima dei votanti rispetto agli aventi diritto al voto), giacché, in una democrazia evoluta (con scarso afflusso alle urne), tale soglia impedirebbe – di fatto – una celebrazione referendaria valida ove i dissidenti si astenessero dal voto.

Al proposito si veda il corso interattivo di educazione civica che tratta pure questa materia.

Ogni Cantone* e Semicantone ha una propria Costituzione, un proprio Parlamento (Gran Consiglio), un proprio Governo (Consiglio di Stato) ed i propri Tribunali civili e penali. Il Codice di procedura penale, a seguito della riforma, è ora federale (entrato in vigore il 1° aprile 2003). Quelli di procedura civile, (n. 26 oltre ad un ordinamento procedurale federale), sono, per ora, ancora cantonali. L’unificazione è già legge costituzionale, ed entrerà in vigore in prosieguo.
(*) L’evoluzione storica, dalle origini tardo-medioevali ad ora, dei Cantoni svizzeri.

Il Parlamento svizzero è costituito da due Camere, (Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati), le quali – a Camere riunite – formano la cosiddetta Assemblea federale che detiene il potere legislativo dello Stato.
Il Consiglio nazionale (200 membri eletti in proporzione al numero di abitanti dei singoli Cantoni) rappresenta tutta la popolazione del Paese.
Il Consiglio degli Stati (46 membri) rappresenta i 26 Cantoni. Venti Cantoni hanno due seggi ciascuno, gli ex SemiCantoni uno solo ciascuno.
Il Popolo elegge direttamente i membri di ambedue i Consigli: quelli del Consiglio nazionale, la cosiddetta Camera bassa, secondo le normative federali, quelli del Consiglio degli Stati, la cosiddetta Camera alta, secondo le diverse disposizioni cantonali.
In entrambi i casi i circondari elettorali sono i Cantoni. La presenza politica “rosa”, femminile, è elevata: nel 2007 la presidenza della Confederazione, il ministero degli Esteri e quello dell’Economia sono in mani femminili.
La presidente della Confederazione Micheline Calmy-Rey (2007) è la seconda presidente della Svizzera, dopo la signora Ruth Dreifuss (1999).

Gli organi supremi dell’amministrazione giudiziaria (di legittimità) in Svizzera sono il Tribunale federale di Losanna, il Tribunale federale delle assicurazioni di Lucerna ed il Tribunale penale federale di Bellinzona istituito nel 2004.
Il Tribunale federale di Losanna è composto di 30 giudici e 30 supplenti, il Tribunale federale delle assicurazioni di 9 giudici a tempo pieno e 9 a tempo parziale e il nuovo Tribunale federale penale in Ticino al momento consta di 11 giudici.

I Magistrati di merito, conformemente al Patto del 1291, sono eletti e nominati tra gli abitanti del Cantone, aventi diritto di voto, ed il mandato è per una durata temporanea. Il periodo di nomina dei Magistrati varia da Cantone a Cantone: per esempio, nel Canton Ticino (art. 81 Cost. Canton Ticino) è di dieci anni (votazione popolare del 25 settembre 2005), nel Canton Grigioni (art. 23 Cost. Cant. Grigioni) è di quattro anni, ecc..

Cosicché anche la funzione giurisdizionale, in Svizzera, (sentita come spedito mezzo pragmatico per garantire la pacifica convivenza, ne cives ad arma veniant*, e non come fine, o rito sacrale), soggiace all’impianto costituzionale democratico, ed è conformata, dunque, diversamente da quella dei Paesi di tradizione monarchica o autoritaria (giacobina) o di stato etico (Fascismo, Comunismo, ecc.), dove i Magistrati sono tali per concorso burocratico, gestito dall’Ordine giudiziario medesimo, e dove si è preteso di garantirne l’indipendenza, tra l’altro, con l’esercizio della funzione, con l’attribuzione dell’incarico, a vita (lavorativa).
L’indipendenza e l’imparzialità, si è osato credere, sono correlate all’intimo rispetto delle Istituzioni e di se stessi, e non già con l’arruolamento burocratico (sicut cooptatio) e/o con la perpetuità della funzione, che ha in sé il germe della istituzione di una corporazione o di una casta.
Si noti che la Svizzera è uno Stato di diritto, con la netta divisione dei poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario), e che la Sovranità risiede in capo al Popolo: dunque questi mai si è spogliato (o lasciato spogliare) del potere sovrano e reale. Quindi mai, nella sua plurisecolare storia, il Popolo ha declinato alcuno degli attributi (legislativo, esecutivo, giudiziario) del potere. Pertanto mai ha conferito incarichi, o mandati, a vita a chichessia: persone fisiche o caste che siano.
Né quindi ad un re o ad un capo del governo (del tipo Cromwell, Robespierre o Napoleone, Stalin, Hitler, Mussolini, Ceausescu, ecc.), né ad un legislatore, né, tantomeno, ad una burocrazia giudiziaria, sul presupposto di una presunta sua funzione tutoria o di “garanzia”.
Se i cittadini sono liberi e forti non hanno necessità di essere posti sotto tutela o protezione: il Machiavelli scriveva ne Il Principe, nel ‘500, che gli Svizzeri sono “armatissimi e liberissimi”.
Spogliarsi anche di un solo potere significa abdicare, tout court, alla sovranità, ed essere asserviti ad un potere (di un uomo, o di altri uomini poco importa) non democratico, quantunque esso fosse ritenuto “illuminato”.
(*) affinché i cittadini non vengano alle armi, ossia convivano pacificamente, evitando che si facciano giustizia da soli ricorrendo all’uso della violenza.
Nei Paesi laddove la giustizia è lenta (e dunque inefficace), o corrotta, si riscontra la nascita e la presenza del fenomeno della faida o della mafia.
E’ singolare come questi Paesi, volendo confondere cause con effetti, reprimano il possesso, da parte dei cittadini, delle armi, in luogo di riformare la giustizia.
In Svizzera, da secoli, praticamente in ogni casa c’è l’equipaggiamento militare (ora il fucile mitragliatore, il munizionamento, ecc.), tuttavia non si registrano tali fenomeni.
L’esercito svizzero è un esercito di milizia: ogni cittadino è obbligato a svolgere una scuola reclute della durata di 18 o 21 settimane, a dipendenza dell’incorporazione, e in seguito, per sei o sette anni, una formazione (corso di ripetizione) di 19 giorni.
Con l’ultima riforma dell’esercito – Esercito XXI – l’effettivo delle forze armate è stato considerevolmente ridotto.
La riforma prevede 120’000 militari nell’esercito attivo, a cui si aggiungono una classe di reclute (circa 20’000) e una di riservisti di 80’000.
In un recente passato, l’esercito è arrivato a contare più di mezzo milione di soldati.

L’elevato senso civico elvetico, il rispetto delle Istituzioni e l’impegno sociale: la milizia*, (che si vorrebbe dire frutto di esperienze secolari), uniti alla temporaneità del mandato ed al controllo popolare, hanno assicurato, ed assicurano, la riconosciuta imparzialità ed indipendenza della Magistratura.
Peraltro il dovere civico di accettazione delle nomine popolari è di rango costituzionale, (per esempio art. 33 Cost. Canton Ticino).
(*) Se sorgesse dissenso fra i confederati, i più prudenti di loro hanno l’obbligo d’intervenire a sedar la discordia, nel modo che loro sembrerà migliore; e se una parte respinge il giudizio proferito, gli altri confederati le si mettano contro.- Patto federale del 1291.

Peraltro si osservi che, anche in Italia, il Supremo Magistrato, il Presidente della Repubblica, è eletto, (Art. 83 Cost. Rep. Ital.), e non vi è chi dubiti fondatamente della sua imparzialità, o di quella dei Giudici della Corte Costituzionale, ( Art. 135 Cost. Rep. Ital.), pure eletti.

La Magistratura elvetica, referente e giudicante, quindi, non si configura come un “Perpetuus Ordo clericalis”, composto da Sacerdotes juris*, secondo la formula giustinianea, senza diretto mandato (e controllo) popolare e democratico, inviati sul territorio dal Princeps, come i carolingi “missi dominici”, o sicut Ecclesiae modo, come accade in alcuni altri Paesi.
(*) Sacerdoti del diritto

Essendo la Svizzera, per tradizione plurisecolare (oltre sette secoli), una democrazia “diretta”*, il Popolo è sempre chiamato a decidere, mediante referendum (approvativo, si badi), le questioni importanti del Paese.
(*) Il sistema politico nazionale è fatto di attenti meccanismi di riequilibrio.
Riassumendo, il consenso si trova così: il Consiglio federale (Governo) propone una legge, le parti in causa possono partecipare ad un processo di consultazione: Cantoni, organizzazioni di categoria, partiti, economia, tutti dicono la loro.
L’Amministrazione fa il pacchetto e poi il Parlamento si esprime, rielaborando la proposta secondo maggioranze alternanti.
Ma l’ultima parola spetta al Popolo.
E per definizione, il Popolo ha sempre ragione.
“Il Popolo non ha sempre ragione, (Andreas Gross, consigliere nazionale), ma non si sbaglia più spesso del parlamento”.
L’esercizio continuo del voto (in un anno parecchie volte, ai diversi livelli: comunale, cantonale e federale, su diversi [nel 2004, n. 14] “oggetti” [= leggi, o modifiche costituzionali] in votazione) è un potente strumento di crescita della coscienza civile, tanto che si usa dire che il Popolo si educa votando!
Non sono permessi gli “Illuminati” che guidano il gregge.
Quindi le norme, approvate all’urna, beneficiano della intima e profonda condivisione dei cittadini: l’eventuale violazione della norma suscita la unanime riprovazione, sostanziando un reale “vulnus” nel corpo sociale, e non già un’astratta lesione dell’ordinamento giuridico.
In democrazia diretta nessuno può dare ordini, ma ognuno deve convincere tutti: ciò costa in tempo e denaro, ma evita costi e sofferenze maggiori quali le tragedie belliche e l’illegalità diffusa.

Date delle votazioni popolari dal 1848 al 2005, con l’oggetto delle singole votazioni, percentuali, ecc.
Si parla molto, in Europa, di caduta delle ideologie, ma sono solo parole, se non è possibile che il Popolo abbia la facoltà di esprimersi sui singoli atti legislativi. Mi spiego: taluno potrebbe votare per un partito, per esempio, quello socialista, oppure per quello liberal- radicale,l’UDC, i Verdi, ecc.. Questo voto ha, evidentemente, un contenuto ed una connotazione ideologici, cioé esprime un orientamento-quadro.
In politica è giusto che sia così.
Tuttavia la democrazia diretta ha un formidabile correttivo, l’istituto del referendum, per l’appunto, di facile attuazione, che consente il formarsi – sui casi concreti – di maggioranze che non soggiacciono a dettami meramente ideologici.
Le maggioranze referendarie sono, piuttosto, attente alla prudente soluzione della fattispecie in esame, per modo che le decisioni vengono assunte, e percepite, come condivise piuttosto che come imposte.
Questa visione ed interpretazione della democrazia, mi permetto di pensare, differenzia la Confederazione dal resto d’Europa.
Non è quindi volontà di isolazionismo, o peggio difesa di inconfessabili interessi, che rendono restio il Popolo svizzero ad aderire all’Unione europea, ma la sua radicata convinzione che l’adesione all’Unione priverebbe i cittadini dei secolari diritti di libertà, forzando un sistema democratico che, per la verità, ha impedito le degenerazioni totalitarie conosciute, nel ‘900, da molti Paesi europei.

Circa un quinto dei Comuni ha un proprio Parlamento eletto (Consiglio comunale); i quattro quinti invece applicano ancora la democrazia diretta attraverso l’Assemblea comunale, alla quale partecipano tutte le cittadine ed i cittadini aventi diritto di voto in materia comunale.
Landsgemeinde, l’Assemblea annuale di tutti i cittadini e le cittadine a livello cantonale, che elegge direttamente il Consiglio di Stato, quindi il governo del Cantone, si mantiene tuttora nei Cantoni di Appenzello interno e di Glarona, nella Svizzera interna.

In Svizzera, contrariamente ad altri Paesi, vige un sistema complesso della cittadinanza, dovendo essere questa prima comunale e cantonale per essere elvetica (Art. 37 Cost.).
L’attribuzione della cittadinanza comunale e di quella cantonale pertengono rispettivamente al Comune ed al Cantone, e sono conferite alle condizioni e nei modi fissati dalla legge, vedere p.e. art. 11 Cost. Rep. Ticino. L’acquisizione della cittadinanza elvetica per naturalizzazione degli stranieri, quindi, pur essendo sotto l’alta vigilanza federale, varia a seconda delle norme dei vari Cantoni.
Poiche’ la Svizzera è una nazione federale, bisogna ottenere autorizzazione dal cantone e dal comune, le cui delibere possono aggiungere ulteriori condizioni e fissare il costo per l’ottenimento della cittadinanza prima dell’approvazione. Le condizioni variano notevolmente da una regione all’altra. Alcuni comuni applicano una normativa piuttosto flessibile, altri addirittura sottopongono la concessione della cittadinanza (le droit de cité) ad una consultazione elettorale su base locale.
In molti comuni svizzeri, infatti, sono i cittadini a esaminare ogni singola domanda di naturalizzazione, decidendo a volte in maniera arbitraria. Per il diritto di ricorso, in caso di un rifiuto della domanda, continuano a far stato le sentenze del Tribunale federale che garantiscono l’equità di trattamento.(*).
Attualmente la quota di stranieri residenti in Svizzera è del 19,6 % (1,4 milioni per 7,3 milioni di abitanti). Nel 2000 è stato lanciato un referendum per contenere la quota al limite del 18 %.
Ma la maggioranza degli Svizzeri ha bocciato l’iniziativa.
Non è la prima volta. Negli ultimi trent’anni, gli Svizzeri si sono pronunciati sei volte su referendum ‘anti-stranierì’, bocciandoli uno dopo l’altro.
Una curiosità: il primo referendum concernente la materia di diritti di cittadinanza fu celebrato il 14 gennaio 1866 (milleottocentosessantasei), avendo come oggetto “Uguaglianza degli Ebrei e dei cittadini naturalizzati”, e fu accettato dal Popolo.
L’integrazione degli stranieri, pur se condivisa ed accettata dalla popolazione, richiese tuttavia del tempo per via della tradizionale gradualità e prudenza elvetica.
Si veda, al proposiro,

La storia dell’emigrazione italiana in Svizzera
Questo fenomeno, che ha coinvolto, dal secondo dopoguerra, circa 3-4’000’000 di lavoratori italiani, è stato costellato da luci ed ombre, tanto che il Centro svizzero di Roma ha voluto rendere omaggio agli Emigranti italiani, allestendo una mostra fotografica.
Dieter Bachmann, Direttore del Centro e curatore della mostra, l’ha voluta intitolare Omaggio della Svizzera all’emigrazione italiana usando giudizi severi nei confronti dell’atteggiamento elvetico nei confronti degli stranieri.
Dopo l’adesione ai trattati di Schengen e Dublino, il Popolo svizzero, nel corso del 2006, ha votato a favore dell’estensione degli accordi bilaterali ai nuovi Paesi dell’Unione europea, ed il 26 novembre 2006 ha votato di elargire un miliardo di franchi per il sostegno dello sviluppo di questi Paesi.
Ciò a dimostrazione della volontà degli Svizzeri di evitare qualsiasi isolamento in Europa, pur volendo mantenere la propria indipendenza, negoziando con l’Unione europea le materie di interesse continentale.
Nonostante gli impegni, v’è ancora qualcuno che ritiene la Svizzera un Paese xenofobo! Vien di pensare che gli Svizzeri sono buoni albergatori e banchieri,fabbricano ottimi farmaci, orologi e strumenti di precisione, producono cioccolato e formaggi rinomati, hanno ottime cliniche e scuole, ma sono pessimi comunicatori!
Evoluzione della naturalizzazione: requisiti sono la cortesia, lo zelo, il riserbo politico e la buona reputazione.
(*) Sul punto si veda la decisione del Tribunale federale.

Il sistema politico federale elvetico ha influenza pure sul sistema della tassazione dei redditi, giacché gli Enti che determinano, in via autonoma, la misura dell’imposizione fiscale sono i singoli Comuni, i Cantoni e la Confederazione: pertanto si riscontrano grosse differenze nelle aliquote di tassazione relative agli abitanti della Confederazione.
Ad esempio si può agevolmente calcolare il carico complessvo d’imposta cliccando qui.
(*) Si veda un sunto sulle differenze del carico di imposta tra i diversi Cantoni. L’imposta federale è uguale per tutti.

Dunque – tenuto pure conto che l’aliquota dell’IVA è del 8% (in Italia del 20%) – la fiscalità* è relativamente contenuta rispetto ad altri Paesi europei, tanto più se si considera l’elevato livello dei servizi resi ai cittadini dalle Istituzioni.
La struttura federale lascia ampio spazio per una sana competizione** tra i Cantoni, e riduce ad irrilevanza il fenomeno dell’evasione fiscale. Quindi, il concorso di tutti i cittadini al compimento del dovere fiscale, rende possibile il contenimento dell’imposizione, e contribuisce a fare, della Svizzera, il Paese con il reddito pro-capite tra più elevati *** al mondo.
La Svizzera (Stato federale) è composta da 26 Cantoni (Stati membri) raggruppati in seno alla «Confederazione» (Stato centrale). I Cantoni contano a loro volta circa 2’800 comuni e detengono i diritti di sovranità originari, mentre la Confederazione dispone unicamente dei diritti che le sono attribuiti esplicitamente dalla Costituzione. La portata dell’autonomia dei comuni è determinata dal diritto cantonale.
Oltre alla particolarità secondo cui in Svizzera le imposte sono riscosse dalla Confederazione, dai Cantoni e dai comuni, il sistema fiscale svizzero si caratterizza anche per il fatto che il cittadino stesso decide quali imposte devono essere prelevate. Infatti, lo Stato può imporre al cittadino solo gli obblighi – comprese le imposte – previsti dalla Costituzione e dalla legge. Ogni modifica costituzionale deve essere sottoposta a votazione popolare (referendum obbligatorio).
Inoltre, in molti Cantoni le leggi sottostanno al referendum obbligatorio e in altri al referendum facoltativo. Nella maggior parte dei casi, il popolo è pure chiamato a pronunciarsi sulla determinazione delle tariffe, delle aliquote e dei coefficienti d’imposta o moltiplicatori.
Amministrazione federale delle contribuzioni Le entrate fiscali incassate dagli enti pubblici nel 2003 ammontavano:
• Confederazione: circa 43’281 milioni di franchi;
• Cantoni: circa 30’603 milioni di franchi;
• Comuni: circa 20’500 milioni di franchi.
(*) Sistema fiscale svizzero – in lingua inglese
(**) Sistema economico, fiscale, del lavoro, delle previdenze assicurative, ecc. in Svizzera – in lingua inglese
(***) Ufficio svizzero di statistica, corredato anche di dati comparativi con altri singoli Paesi.

Confœderatio Helvetica Confœderatio Helvetica – Nome ufficiale latino della Confederazione svizzera
Nonostante l’appellativo “Confederazione”, la Svizzera è oggi uno Stato federativo.

Le Autorità federali della Confederazione svizzera

Costituzione della Repubblica e Cantone Ticino del 14 dicembre 1997 Costituzione della Repubblica e Cantone Ticino
del 14 dicembre 1997
Repubblica e Cantone Ticino Sito della Repubblica e Cantone Ticino
Repubblica e Cantone Ticino – Foglio ufficiale e Bollettino ufficiale Foglio ufficiale e Bollettino ufficiale della Repubblica e Cantone Ticino
Codice di Procedura civile della Repubblica e Canton Ticino Codice di Procedura civile della Repubblica e Canton Ticino
Codice di Procedura penale della Repubblica e Canton Ticino Codice di Procedura penale della Repubblica e Canton Ticino
Circolazione stradale – Targhe automobili on line della Repubblica e Canton Ticino Circolazione stradale – Targhe automobili on line della Repubblica e Canton Ticino
Circolazione stradale – Targhe automobili on line della Repubblica e Canton Ticino Storia del Canton Ticino
Repubblica e Cantone Ticino – La Svizzera italiana La Svizzera italiana
Il Canton Ticino: per secoli unica Repubblica democratica di cultura e lingua italiane,
(Art. 1 Cost.)
, libera e autonoma in Europa;   particolarità che gli consentì di dare un aiuto tanto considerevole alla causa della libertà e dell’unità italiane.

Terra di libertà e d’asilo
Non si può certo dimenticare l’asilo concesso a Giuseppe Mazzini, (a Grenchen, nel canton Soletta), città che conferì, nel 1836, la cittadinanza a Mazzini; ed asilo fu concesso ad Agostino e Giovanni Ruffini, ed a Carlo Cattaneo a Lugano, che accolse il grande Milanese quale cittadino onorario nel 1858: fiero d’esserlo quando l’Italia doveva ancora nascere***, figura insigne di grande rilevanza per la modernizzazione e lo sviluppo del Cantone. E pure asilo al conte Federico Confalonieri a Mendrisio*, ecc., nonostante le truculente ed irose minacce di invasione dell’imperial regio governo austroungarico, che sin espulse, per ritorsione – in quegli anni (1853) – 6’000 Ticinesi dalla Lombardia, sul pretesto dell’espulsione di frati Cappuccini lombardi, voluta dal governo radicale ticinese **.
(*) stabilì la dimora a Mendrisio, facendo valere un antico diritto di patriziato.
(**) La frontiera restò chiusa per due anni.
(***) Carlo Cattaneo e la Svizzera Italiana (saggio di Franco Masoni, tratto da Swissinfo).

Non si possono dimenticare i martiri luganesi, come Morosini, e neppure un altro svizzero, amante dell’indipendenza del Lombardoveneto, Angelo Ruffetti, patriota discendente da una antica famiglia di stampatori ed editori del Grigione di lingua italiana (Canton Grigioni), ma milanese di nascita, quadrisavoloolo dell’Avv. Andrea Marzorati. Ruffetti, amante della librtà della sua terra natia, donò la sua vita come si dona un fiore. Fu impiccato dagli Austriaci nel 1853, per rappresaglia dopo le gloriose Cinque Giornate di Milano.
La moglie, Carolina Pozzi, e la figioletta Teresa.,su indicazione della sbirraglia austriaca, lo videro appeso alla forca nel quertire di Milano, detto il “Vigentino”, il luogo delle esecuzioni capitali. Teresa sposò in seguito Enrico Cesare (detto Cesare) Marzorati.

E neppure dimenticare l’asilo concesso alla principessa Maria Cristina di Belgioioso (1808-1871), figlia del marchese Giorgio Trivulzio, la quale è tra i grandi personaggi italiani che la Restaurazione ha condotto in Ticino.
Affiliata alla Carboneria, Cristina fu costantemente controllata dalle spie del regime austriaco, decise di far valere l’originaria cittadinanza ticinese della famiglia Trivulzio e di così recarsi a Lugano. Grazie al solido appoggio di due grandi amici, Stefano Franscini, che aveva conosciuto a Milano, e Giacomo Luvini, Cristina ottenne un decreto governativo che le convalidava la cittadinanza svizzera. È altrettanto noto che, poco dopo la rivoluzione liberale in Ticino, la principessa raggiunse Mazzini in Francia, il quale stava maturando la creazione della Giovane Italia, mentre si preparava la prima spedizione di Savoia.

La partecipazione del Ticino (Stato e popolazione) alla vicenda del Risorgimento, con i suoi caduti per la libertà d’Italia, è la grande pagina della sua storia.
La tradizione di terra di libertà e d’asilo, “fedele al compito storico di interpretare la cultura italiana nella Confederazione elvetica”(*), è proseguita, durante il regime fascista in Italia e durante la seconda guerra mondiale, a favore di antifascisti italiani, (pure a favore di Luigi Einaudi, futuro Presidente (1948-1955) della giovane Repubblica italiana, sorta dopo la disfatta militare e sulle ceneri della guerra), di Amintore Fanfani, Indro Montanelli, i familiari del Maresciallo Badoglio, e di molti altri politici, ed a favore anche di decine di migliaia di rifugiati della Penisola italiana (regno del sud e repubblica sociale), privi di ogni mezzo di sostentamento, civili e militari, (circa quarantamila soldati italiani sbandati, rimasti completamente privi di ordini, perché lo stato maggiore italiano si era rifugiato precipitosamente a Brindisi seguendo il Re e la famiglia reale), che furono accolti generosamente senza distinzione di parte o di razza, e che ebbero la vita salva grazie alla Svizzera, sottraendosi così alla cattura da parte dei tedeschi e alla prigionia in Germania. (**)

Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, gli svizzeri si attivarono immediatamente per ospitare quanti chiedevano asilo sentendosi in pericolo in Italia. A Lugano si formò subito un Comitato di Soccorso ai Rifugiati. Si aprì una colletta e si organizzò la raccolta di quanto, alimentari, vestiario, sapone, potesse servire ai rifugiati.

La sera del 12 settembre 1943 si verificò un ingresso spettacolare; alle 19,30, dal valico della Cantinetta sopra Ligornetto, sconfinò in Svizzera un gruppo squadroni del «Savoia Cavalleria », di stanza a Somma Lombardo, al comando del colonnello Pietro de Vito Piscicelli di Collesano – che partecipò alla eroica carica a cavallo di Izbušenskij, ansa del Don, nella campagna di Russia, il 24 agosto 1942 – comprendente 15 ufficiali, 642 sottufficiali e soldati, 316 cavalli e 9 muli, perfettamente inquadrato con armi, munizioni e viveri.
I militari consegnarono le armi, e a tutti fu concesso asilo e furono inviati nel Canton Berna, in appositi alloggiamenti. Agli Ufficiali fu consentito di mantenere il proprio cavallo.
E pure fu concesso asilo alla figlia di Mussolini,Edda Ciano ed ai suoi figli, ed a membri della famiglia reale italiana.
(*) Preambolo della Costituzione della Repubblica e Cantone Ticino
(**) Questo atteggiamento umanitario della Svizzera – massicciamente attuato in economia di guerra; la Confederazione circondata completamente dai belligeranti, senza alcuna possibilità di importazione di materie prime, di carburanti, di derrate alimentari, e dunque con il razionamento del cibo e “l’orticello di guerra” – non pare abbia appannato lo stereotipo della cupidigia elvetica!
Da ciò si potrebbe desumere che gli Svizzeri sanno far bene orologi, farmaci, apparecchiature di precisione e cioccolato, sono ottimi albergatori e banchieri, hanno fama di avere otiimi collegi e cliniche, sensibili ai diritti umani, essendo fondatori della Croce Rossa e della Società delle Nazioni a Ginevra, e sensibili alla tutela del Pianeta istituendo il WWF, ma, ripetiamo, sono pessimi comunicatori…….
Si osservi che durante la guerra furono gratuitamente accolti, e difesi, circa 200’000 fuoriusciti di ogni nazionalità, e che la Svizzera, all’epoca, non raggiungeva i 5’000’000 di abitanti, e che gli uomini erano in armi per la difesa dei confini.
E’ come dire che l’Italia o la Francia avessero sostenuto e salvato (in tempi drammatici di guerra) 2’000’000 di profughi stranieri! (vedi la dichiarazione accorata del Presidente della Confederazione Arnold Koller dinnanzi all’Assemblea federale, del 5 marzo 1997, per l’istituzione della Commissione Bergier
La città italiana di Domodossola, ai piedi del Sempione, ha inaugurato sabato 2 Ottobre 2004 una piazza dedicata al «Popolo della Svizzera». Fu dato asilo a migliaia di profughi che erano fuggiti dalle forze nazifasciste nell’ottobre del 1944, e 2’500 bambini furono ospitati gratuitamente da famiglie ticinesi e vallesane. Gli italiani dell’ex Repubblica partigiana dell’Ossola rimasero in Svizzera fino alla fine della guerra, nel maggio 1945.

Costituzioni delle Repubbliche e Cantoni Svizzeri Costituzioni delle Repubbliche e Cantoni Svizzeri

Raccolta sistematica del diritto federale svizzero Raccolta sistematica del diritto federale svizzero

Codice civile svizzero Codice civile svizzero

Codice svizzero delle obbligazioni Codice svizzero delle obbligazioni

Codice svizzero di procedura civile federale Codice svizzero di procedura civile federale

Codice penale svizzero Codice penale svizzero

Codice svizzero di procedura penale federale Codice svizzero di procedura penale federale

Trattati internazionali Trattati internazionali

Trattati internazionali tra Italia e Svizzera Trattati internazionali tra Italia e Svizzera

Trattati internazionali tra Italia e Svizzera Trattati internazionali tra Italia e Svizzera (con testo degli accordi)

Accordo tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall’altra, sulla libera circolazione delle persone Concluso il 21 giugno 1999 Accordo tra la Confederazione Svizzera, da una parte, e la Comunità europea ed i suoi Stati membri, dall’altra, sulla libera circolazione delle persone. Concluso a Lussemburgo il 21 giugno 1999.  Entrato in vigore il 1° giugno 2002.  Ratifica ed esecuzione dell’Accordo, Legge italiana 15 novembre 2000, n. 364- (Gazzetta Uff. n. 288 del 11-12-2000, Supplemento ordinario N. 203).
In breve i contenuti della libera circolazione tra i cittadini UE e Svizzeri, a decorrere dal 1 giugno 2002.
Nuove norme in materia di libera circolazione tra i cittadini UE e Svizzeri, a decorrere dal 1 giugno 2004.

LEGGE 18 MARZO 1968, n. 474 – ACCORDO TRA L’ITALIA E LA SVIZZERA SULL’ESENZIONE DALLA LEGALIZZAZIONE Accordo tra la l’Italia e la Svizzera sull’esenzione dalla legalizzazione.

Accordo bilaterale Italia – Svizzera. Scambio di note del 24 aprile/1° maggio 1998 tra la Svizzera e l’Italia che agevola l’accesso alla doppia cittadinanza. Accordo bilaterale Italia – Svizzera. Scambio di note del 24 aprile/1° maggio 1998 tra la Svizzera e l’Italia che agevola l’accesso alla doppia cittadinanza. Vedi anche: Ministero Esteri della Repubblica italiana

LEGGE 5 ottobre 2001, n. 367 Ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra Italia e Svizzera che completa la Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959 e ne agevola l’applicazione, fatto a Roma il 10 settembre 1998, nonche’ conseguenti modifiche al codice penale ed al codice di procedura penale la l’accesso alla doppia cittadinanza. LEGGE 5 ottobre 2001, n. 367 Ratifica ed esecuzione dell’Accordo tra Italia e Svizzera che completa la Convenzione europea di assistenza giudiziaria in materia penale del 20 aprile 1959 e ne agevola l’applicazione, fatto a Roma il 10 settembre 1998, nonche’ conseguenti modifiche al codice penale ed al codice di procedura penale.

Commissione di esperti indipendente presieduta dal prof. Bergier Commissione Indipendente d’Esperti Svizzera – Seconda Guerra Mondiale (CIE)- presieduta dal prof. Bergier.

Lotta contro il riciclaggio del denaroLotta contro il riciclaggio del denaro – Ordinanza del 18 Dicembre 2002 – data di entrata in vigore 1° Luglio 2003 – formato zip

Politica europea della Svizzera Politica europea della Svizzera

Allargamento dell’Unione Europea Allargamento dell’Unione Europea

Neutralità svizzera Neutralità svizzera – formato zip

Immigrazione – ingresso in Svizzera – Cittadinanza Immigrazione – ingresso in Svizzera – Cittadinanza

Ufficio federale di giustizia Ufficio federale di giustizia

Codice civile – Modifiche 26/6/1998 in materia di separazione e divorzio Codice civile – Modifiche del 26/6/1998 in materia di separazione e divorzio (formato zip / pdf)

Succinta storia della Confederazione – tratta dal sito di David Delcò,da San Nazzaro, Gambarogno (Ticino) Succinta storia della Confederazione – tratta dal sito di David Delcò, da San Nazzaro, Gambarogno (Ticino).

Svizzera in breve Svizzera in breve

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La Svizzera che sorprende gli Americani (in inglese) La Svizzera che sorprende gli Americani (in inglese)
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