27 Luglio, 2016

EREDI LEGITTIMI : SUCCESSIONI EREDITARIE

 

Eredi Legittimi

 

La legge italiana definisce eredi legittimi i parenti più stretti di un defunto, come il coniuge, i figli, i genitori, i fratelli e le sorelle, e successivamente gli altri parenti e, infine, lo Stato.

 

In particolare, gli eredi legittimi sono quelli cui viene devoluta l’eredità in mancanza di un testamento, sulla base delle quote individuate dalla legge.

 

I legittimari, invece, sono coloro i quali hanno diritto ad una quota del patrimonio del defunto indipendentemente dalle sue determinazioni. Essi sono il coniuge, i figli ed i genitori.

 

Le successioni ereditarie generalmente comportano questioni delicate e talvolta difficili da risolvere. In questo articolo si vuole raggiungere il proposito di spiegare, sia pure sommariamente, le norme di legge che regolano la materia.

 

Che cosa bisogna fare quando qualcuno muore e lascia dei beni?

 

I familiari o, comunque, i soggetti che possono avere interesse, si devono attivare per compiere tutte le operazioni necessarie per il trasferimento del patrimonio del defunto agli eredi.

 

Quali sono le differenze tra erede e legatario?

 

Erede e legatario sono le due tipologie di successori ammessi dalla legge italiana.

 

L’erede è il successore a titolo universale del defunto cioè colui che subentra nella titolarità di tutto il patrimonio (o di una quota di esso). L’erede riceve in quota tutti i beni della successione. Esso è indicato dalla legge e/o dal testamento.

 

Egli diventa erede solo se accetta formalmente l’eredità o se compie atti concludenti ai fini di un’accettazione. L’erede risponde illimitatamente di tutti i debiti del defunto, a meno che non abbia accettato l’eredità con beneficio di inventario.

 

Il legatario è il successore a titolo particolare e subentra al defunto soltanto in relazione ad uno o più rapporti giuridici determinati. Egli non deve operare un’accettazione formale in quanto acquista il diritto automaticamente, salvo suo espresso rifiuto.

 

Il legatario viene indicato nel testamento, e riceve beni determinati o un preciso diritto avente carattere patrimoniale. Il legatario non risponde dei debiti ereditari salvo diversa specifica volontà del testatore e, comunque, non risponde oltre i limiti del valore del legato.

 

Mentre l’esistenza di un erede è necessaria nel nostro ordinamento, perché altrimenti il patrimonio di chi è morto viene devoluto allo Stato, il legatario è solo eventuale (eccetto alcune casistiche speciali previste dalla legge).

 

Se non c’è testamento, quali sono gli eredi?

 

Gli eredi legittimi sono il coniuge, i discendenti, gli ascendenti (genitori, nonni), i fratelli e le sorelle e gli altri parenti fino al sesto grado. In mancanza di eredi legittimi i beni sono devoluti allo Stato.

 

Queste regole si applicano anche se la persona della cui eredità si tratta muore all’estero?

 

Sì, purché si tratti di persona di nazionalità italiana, altrimenti si applica la legge dello Stato straniero al quale la persona apparteneva al momento della morte. Nello specifico è applicabile l’art. 46 della l. 218/95 che pone come criterio generale per la regolamentazione della successione quello della legge nazionale del defunto.

 

Per i decessi successivi al 17 Agosto 2015, però, il Regolamento Europeo n. 650/12 stabilisce il criterio generale della residenza del defunto.

 

In Italia il Regolamento Europeo è prevalente rispetto alla normativa interna, ma per capire la legge applicabile al caso concreto bisogna verificare se il paese di residenza della persona morta è firmatario del Regolamento o meno.

 

Quali sono le quote previste dalla legge per gli eredi legittimi?

 

Se chi muore lascia solo dei figli: questi hanno diritto a tutto il patrimonio ereditario da dividersi fra loro in parti uguali; la loro presenza esclude la successione degli altri parenti, ad eccezione del coniuge.

 

Se chi muore lascia sia figli che il coniuge, le quote variano a seconda del numero dei figli: se il figlio è uno solo, metà della eredità spetta a lui e metà al coniuge; se i figli sono più di uno, a loro vanno i due terzi da dividersi in parti uguali ed il residuo terzo va al coniuge.

 

Se chi muore lascia il coniuge ed i genitori o dei fratelli o sorelle: al coniuge spettano i due terzi dell’eredità e ai genitori e fratelli complessivamente un terzo.

 

Se chi muore lascia un solo coniuge: a lui spetta tutta l’eredità.

 

Se chi muore lascia solo i genitori: spetta loro tutta l’eredità da dividersi in parti uguali.

 

Se vi sono solo fratelli e sorelle: l’eredità si divide fra loro in parti uguali.

 

Lo stesso succede se chi muore lascia solo parenti entro il sesto grado: a loro spetterà tutta l’eredità da dividersi in parti uguali.

 

Come detto, nel caso in cui chi muore non lasci parenti, l’intera eredità viene devoluta allo Stato.

 

Che cosa è il testamento

 

Il testamento un atto personale con cui una persona dispone a chi andranno i suoi beni quando avrà cessato di vivere. Il testamento può contenere anche disposizioni di carattere non patrimoniale, come il riconoscimento del figlio naturale.

 

Per tutelare la libertà di chi decide di fare testamento, la legge vieta la validità dei patti successori (ossia le disposizioni successorie contenute in un contratto o collegate a disposizioni testamentarie di altri); dei testamenti congiunti (ossia quei testamenti con cui due o più persone dispongono a favore di terzi); dei testamenti c.d.reciproci (ossia disposizioni testamentarie in cui due soggetti dispongono in maniera simmetrica dei propri beni uno a favore dell’altro).

 

Il testamento si può revocare o modificare

 

Sì, il testamento è sempre revocabile, redigendo un nuovo testamento, oppure svolgendo una dichiarazione davanti ad un notaio.

 

Se il precedente testamento conteneva il riconoscimento di un figlio, questa disposizione resta valida nonostante la revoca, ed ha effetto dal giorno della morte di chi ha fatto testamento.

 

Quali sono i requisiti richiesti e l’età per fare un testamento 

 

Affinché un testamento sia valido occorre che colui che redige il testamento al momento della redazione abbia compiuto i 18 anni e sia capace di intendere e di volere.

 

Chi è il testatore

 


Il testatore è colui che fa testamento e decide di disporre, quando è ancora in vita, di quello che accadrà ai suoi beni dopo la morte.

 

Come si fa testamento e quali sono le tipologie previste dalla legge

 

La legge prevede varie forme di testamento:

 

Il testamento olografo: non richiede alcuna formula particolare, l’unico requisito essenziale è che sia scritto per intero, datato (con indicazione di giorno, mese ed anno, ciò è importante perché consente di sapere qual è l’ultimo testamento redatto, in caso di sussistenza di più scritti) e sottoscritto a mano dal testatore (in mancanza il testamento è nullo).

 

Non devono esserci, quindi, parti scritte a macchina o al computer o a mano, ma da altre persone.

 

Chi redige un testamento olografo può conservarlo a propria cura, senza darne comunicazione a nessuno oppure affidarlo ad una persona di fiducia o, ancora, depositarlo presso un notaio.

 

Il testamento pubblico: è ricevuto dal notaio, a cui il testatore dichiara la sua volontà in presenza di due testimoni. Il notaio redige l’atto, ne dà lettura e lo fa sottoscrivere dai presenti, datato e con indicazione di ora e luogo di ricevimento.

 

Tale forma di testamento è l’unica possibile per chi non può scrivere o sia analfabeta.

 

I testimoni devono essere: indipendenti, capaci di sottoscrivere l’atto, avere pieno esercizio dei diritti civili, cittadini italiani o stranieri residenti in Italia, non essere ciechi, sorti o muti, non essere parenti del notaio o del testatore, non essere coniugi di notaio o testatore e, infine, essere maggiorenni.

 

Il testamento pubblico è garantito della massima riservatezza in quanto le volontà possono essere espresse solo dopo la morte del testatore ed è la forma di testamento più difficilmente impugnabile.

 

Il testamento segreto: è anch’esso ricevuto dal notaio, ma in busta sigillata e né lui né i testimoni ne conoscono il contenuto. Deve comunque contenere la firma del testatore.

 

È valido anche se scritto a macchina purchè sottoscritto in ogni pagina e anche se non è datato.

 

Il testatore può decidere in ogni momento di ritirare l’atto dal notaio.

 

Quando viene reso noto il contenuto del testamento

 

Il contenuto del testamento viene reso noto dopo la morte del testatore, tramite un notaio, su richiesta di chiunque creda di avervi interesse.

 

Devono essere presentati al notaio la scheda testamentaria in originale e l’estratto per riassunto dell’atto di morte, che si chiede al comune del luogo del decesso o dell’ultima residenza del defunto.

 

Ci sono limiti alla libertà di disporre per testamento

 

Salvi i divieti giù elencati, a prescindere dalle disposizioni del testamento, al coniuge, ai figli e agli ascendenti viene comunque riservata una quota dell’eredità, detta legittima; queste persone sono chiamate legittimari.

 

La quota di eredità residua si chiama disponibile ed è quella di cui il testatore può liberamente disporre.

 

Che cosa succede se l’erede menzionato nel testamento si rifiuta di riconoscere i diritti dei legittimari

 


I legittimari possono ricorrere al Giudice avanzato un’azione di riduzione per reintegrare la quota di legittima lesa, oppure con un’azione di petizione ereditaria, che è una causa con la quale l’erede chiede il riconoscimento della sua qualità contro chiunque possieda tutta o parte dei beni del compendio ereditario.

 

È bene tenere presente che la legittima deve essere intesa in senso quantitativo e non qualitativo. Questo significa che, se il patrimonio del defunto ha un dato valore, il testatore può soddisfare i legittimari anche destinando loro beni di qualunque natura, purché compresi nell’asse ereditario.

 

I legittimari, quindi, non potranno ricorrere al Giudice per chiedere la reintegrazione della quota nel senso di un determinato bene, ma solo nel caso in cui il valore patrimoniale ricevuto sia inferiore a quanto stabilito dalla legge.

 

 

Quali sono le quote di eredità riservate ai figli, al coniuge e agli ascendenti in caso di presenza di un testamento

 


Se chi muore lascia un solo figlio: a lui è riservata la metà del patrimonio; l’altra metà è disponibile.

 

Se chi muore lascia più di un figlio: sono loro riservati i due terzi dell’eredità, da dividersi in parti uguali; un terzo è disponibile.

 

Se chi muore lascia solo il coniuge: gli è riservata la metà del patrimonio; a lui spettano inoltre i diritti di abitazione della casa adibita a residenza familiare e di uso dei mobili che la arredano (se di proprietà del defunto o comuni).

 

Se chi muore lascia coniuge e figli, le quote variano in funzione al numero di figli: se il figlio è uno solo, a lui è riservato un terzo dell’eredità e un altro terzo va al coniuge; se vi è più di un figlio, spetta loro la metà del patrimonio da dividersi in parti uguali e al coniuge spetta un quarto.

 

Se chi muore lascia ascendenti e coniuge: al coniuge spetta metà del patrimonio e agli ascendenti un quarto.

 

Se chi muore lascia solo ascendenti: è loro riservato un terzo del patrimonio.

 

Se non vi sono figli, né coniuge, né ascendenti: si può disporre per testamento di tutta l’eredità.

 

I figli legittimi, nati fuori del matrimonio e adottivi hanno gli stessi diritti nella successione?

 


Sì. Occorre ricordare che il d.lgs n. 154/13 ha definitivamente equiparato la qualifica di figlio, solo i figli adottati a seguito di procedimenti speciali non partecipano alla successione dei parenti dei genitori adottivi.

 

 

Come sono tutelati i figli del defunto che non possono essere riconosciuti?

 


Ai figli non riconoscibili (incestuosi) che hanno diritto al mantenimento, istruzione e educazione, spetta un assegno vitalizio a carico degli eredi, pari all’ammontare della rendita della quota di eredità alla quale avrebbero avuto diritto se fossero stati riconosciuti o dichiarati figli nati fuori dal matrimonio.

 

È possibile chiedere ed ottenere una liquidazione unica dell’assegno, in denaro o in beni ereditari.

 

 

Se vi era la comunione dei beni, quali diritti ha il coniuge

 


Se i coniugi erano in comunione dei beni, essa si scioglie al momento della morte. Quindi il coniuge che sopravvive entra in possesso della metà del patrimonio comune.

 

La successione si apre sulla quota del defunto, cioè sul 50% dei beni che per legge rientrano nella comunione, quindi il coniuge parteciperà alla stessa in qualità di erede legittimo, legittimario o testamentario a seconda che il defunto avesse stipulato testamento (e in tal caso in che misura) o meno.

 

 

Quali sono i diritti ereditari del coniuge separato

 


Il coniuge a cui non è stata addebitata la separazione ha gli stessi diritti successori del coniuge non separato. La separazione, infatti, non fa cessare il vincolo matrimoniale ma provvede solo ad attenuarlo.

 

Il coniuge a cui è stata addebitata la separazione non ha diritto ad una quota ereditaria, ma soltanto a un assegno vitalizio se godeva degli alimenti a carico del defunto (vedere l’articolo SEPARAZIONE LEGALE).

 

 

Nel caso di nuovo matrimonio del vedovo, quali sono i diritti successori della moglie e dei figli

 


Se il coniuge vedovo muore dopo essersi risposato, la moglie e gli eventuali figli hanno diritto, insieme ai figli del primo matrimonio, se ci sono, al patrimonio ereditario secondo le regole illustrate in questo capitolo.

 

Dal quadro dei legittimari o degli eredi legittimi “esce” il primo coniuge giacché, in quanto divorziato, non assume più la qualità di erede. Il coniuge divorziato, però, spuò mantenere dei diritti successori e conseguenti alla morte dell’ex: ci si riferisce al caso del diritto a ricevere un assegno a carico dell’eredità ed al diritto a percepire parte della pensione di reversibilità e di TFR.

 

 

Quali diritti ereditari ha il coniuge il cui matrimonio è stato annullato

 


In caso di annullamento del matrimonio, le due persone non ha alcun diritto ereditario vicendevole.

 

 

Il coniuge divorziato ha diritti ereditari

 


Sì, in alcuni casi (vedere l’articolo DIVORZIO) il coniuge divorziato può avere diritto a ricevere un assegno a carico dell’eredità o a percepire parte della pensione di reversibilità e del TFR.

 

 

Quali formalità bisogna compiere quando si apre la successione ereditaria

 

 

Gli eredi, sia legittimi sia testamentari, devono accettare l’eredità o con una dichiarazione scritta o implicitamente, compiendo atti di amministrazione del patrimonio ereditario.

 

Chi non intende accettare l’eredità dovrà fare apposita dichiarazione di rinuncia, avanti a un notaio o al cancelliere del Tribunale.

 

 

Che cosa succede se un erede non può o non vuole accettare l’eredità

 


Se un erede non può o non vuole accettare l’eredità (sia esso testamentario o legittimo) subentrano i suoi figli nella sua stessa posizione; è ciò che si chiama rappresentazione.

 

 

Anche i debiti vengono ereditati?

 


Come già accennato anche i debiti vengono ereditati. Poiché i beni ereditari si unificano e si confondono con il patrimonio dell’erede, questo corre il rischio di pagare i debiti anche se superano il valore dell’eredità.

 

Per evitare ciò, quando si è in presenza di debiti o di una situazione non troppo chiara, è bene accettare l’eredità «con beneficio di inventario», cosa che dà modo all’erede di mantenere il suo patrimonio separato e di pagare i debiti ereditari solo nei limiti dell’attivo. È consigliabile seguire questa prassi soprattutto se, fra gli eredi, vi sono minori.

 

 

Come si procede all’inventario

 


Dopo l’apposita domanda presentata al Tribunale, viene nominato un notaio o un cancelliere che deve redigere l’inventario elencando tutto quello che fa parte dell’eredità, con descrizione degli immobili, stima dei mobili, indicazione delle somme di denaro, dei crediti, dei debiti, di tutte le attività e passività.

 

Chi, interessato a una eredità, teme che alcuni beni o documenti possano essere sottratti o confusi, può chiedere, con ricorso d’urgenza al Tribunale, l’apposizione dei sigilli, cioè la chiusura dei luoghi dove si ritiene siano conservati beni o documenti ereditari. Seguirà poi la rimozione dei sigilli e la redazione dell’inventario.

 

 

Come si fa la denuncia di successione

 


Entro il termine di 12 mesi dal decesso, gli eredi o i legatari devono presentare all’Ufficio del registro del luogo dove era stabilito l’ultimo domicilio del defunto la denuncia di successione, con l’elencazione di tutto ciò che compone l’eredità.

 

Ciò si fa compilando appositi moduli. Dopo gli accertamenti fiscali, verrà pagata l’imposta di successione, la cui aliquota varia in relazione al grado di parentela fra l’erede e il defunto e in relazione al valore delle quote ereditarie.

 

 

Come si procede alla divisione dei beni ereditari

 


La prima operazione necessaria è la «formazione della massa ereditaria», che consiste nella elencazione di tutte le attività e passività del defunto.

 

Sono compresi anche quei beni che il defunto aveva donato in vita ai discendenti o al coniuge (collazione), a meno che non si tratti di donazioni di modesto valore.

 

Si procede quindi alla stima dei beni singoli, con riferimento ai prezzi correnti di mercato, e quindi alla formazione di porzioni corrispondenti alle quote di ciascun erede.

 

Ogni porzione, salvo diversi accordi, deve comprendere una quantità di mobili, immobili e crediti, in proporzione alle rispettive quote. Se ciò non è possibile, la differenza viene compensata in denaro.

 

I beni che un erede ha ricevuto in vita vengono considerati nella sua quota.

 

 

Se vi sono immobili che non possono essere divisi?

 


Gli immobili che non possono essere divisi, vanno per intero ai coeredi che hanno diritto a una quota maggiore con conguaglio in denaro per gli altri; oppure si procede alla vendita e si divide il ricavato.

 

 

Come avviene l’assegnazione di porzioni uguali

 


Con estrazione a sorte.

 

 

Può un coerede vendere la sua quota o singoli beni che ne fanno parte

 


Sì, ma è obbligato a comunicarlo agli altri che hanno diritto di prelazione, cioè la precedenza nell’acquisto, a parità di condizioni.

 

 

Anche i debiti ereditari vanno divisi?

 


Si, i debiti vanno divisi fra gli eredi in proporzione delle rispettive quote; su loro accordo si può procedere prima al pagamento dei debiti e in seguito alla ripartizione dell’attivo.

 

 

Che cosa succede alla morte dell’usufruttuario di un immobile

 


L’usufrutto si estingue con la morte del suo titolare. In quel momento occorre dichiarare la riunione dell’usufrutto con la nuda proprietà ed effettuare la conseguente annotazione nei registri immobiliari.

 

Nel caso in cui si intendesse avere ulteriori informazioni in merito alla suddivisione dell’eredità in assenza di testamento è possibile leggere anche l’articolo sulla SUCCESSIONE LEGITTIMA.

 


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