02 Agosto, 2017

Affitto di negozio come temporary store: le regole per aprire

Temporary store, come affittare un negozio pop up store o pop up retail per pochi mesi multi brand, monobrand, shop in shop o corner.

 

In caso di un lancio di un nuovo prodotto o servizio, oppure durante periodi particolari come Natale o i Saldi, o in occasione di particolari manifestazioni o eventi (come, ad esempio, a Milano il Salone del Mobile o la settimana della Moda) potrebbe essere vantaggioso prendere in affitto un negozio – posizionato in una zona strategica della città o all’interno di Centri commerciali o negli Aeroporti – per un periodo di tempo limitato.

 

Per questo motivo si è sviluppato, in modo particolare nelle grandi città, il cosiddetto temporary store. Più precisamente si tratta di negozi che aprono e chiudono nel giro di poche settimane, vendendo brand esclusivi, molto spesso a prezzi inferiori dei negozi “stabili”. I temporary shop possono essere utili anche per chi non abbia già un negozio all’interno di un Outlet e debba vendere prodotti rimasti invenduti, fuori produzione o della collezione passata, o più semplicemente durante il cambio della stagione vendite. All’interno dell’offerta retail non ci sono solo negozi temporanei monobrand ma anche spazi multibrand dove, a volte, sono presenti shop in shop o corner.

 

Come aprire un temporary store: la pubblicità

 

L’imprenditore o il negoziante che abbia intenzione di aprire temporary store detto anche pop up store o pop up retail non deve farsi ingannare dal fatto che la durata della vendita sia limitata ad una trentina di giorni. Una volta trovato l’immobile da affittare, infatti, sarà necessario avviare una vera e propria attività di pubblicizzazione studiata nei minimi particolari. In questa ottica, affidarsi ad uno studio legale che, oltre a redigere il contratto d’affitto, si avvale di esperte agenzie di marketing per predisporre la strategia di comunicazione, diventa il passo più importante da fare.

 

Come aprire un temporary store: le regole

 

Non esiste una legge che abbia chiarito quali siano le regole da rispettare per questo tipo di affitti. Senza dubbio l’assistenza di un esperto avvocato permette di non cadere in errori burocratici che possono bloccare l’intera vendita. Molto spesso infatti per svolgere queste pratiche si perde più tempo anche a causa dell’inesperienza. È necessario infatti:

richiedere la segnalazione certificata di inizio attività ed ottenere il via libera dal Comune;

essere in regola con la partita iva;

iscrivere il negozio al registro delle imprese;

iscrivere eventuali lavoratori dipendenti all’Inps.

 

Come aprire un temporary store: requisiti personali

 

Il negoziante non deve inoltre:

essere stato dichiarato delinquente abituale;

essere stato condannato per un reato con pena dai tre anni in su;

essere stato condannato per aver impedito o recato danno ad un’attività industriale o ad un’attività commerciale;

essere stato condannato per aver fatto concorrenza ad altre attività commerciali in modo violento o illecito;

essere stato condannato per aver venduto prodotti contraffatti;

essere stato condannato per aver venduto prodotti alimentari scaduti;

essere stato condannato per ricettazione;

essere stato condannato per riciclaggio.

 

Come aprire un temporary store: requisiti professionali per vendere prodotti alimentari

 

Il negoziante non deve inoltre avere almeno uno di questi requisiti:

– avere frequentato un corso professionale per la preparazione o la vendita di alimenti;

– avere lavorato nell’ambito alimentare per almeno due anni nel corso dei cinque anni precedenti all’apertura del temporary store;

– perlomeno diploma di scuola secondaria superiore dove si siano studiate materie relative al commercio, alla preparazione o alla vendita di alimenti;

 

Il negoziante e il brand esclusivo

 

L’imprenditore o il negoziante che voglia aprire un pop up store potrebbe anche non avere i contatti con note marche e, pertanto la vendita potrebbe non essere redditizia. In questi casi rivolgersi ad uno studio legale che opera nel settore, permette di interagire con determinati brand che sempre più spesso si affidano agli avvocati con cui hanno già lavorato.

 

La mancata apertura del temporary store: il fornitore

 

A volte capita che, a causa di problemi che non riguardano direttamente il negoziante o l’imprenditore, il negozio non riesca ad aprire nei termini stabiliti. In questi casi è sempre necessario rivolgersi all’avvocato per comprendere quali siano i soggetti a cui richiedere il risarcimento per il danno subito. A seconda infatti di chi abbia causato il danno, l’avvocato potrà valutare le migliori forme per tutelare il negoziante. Si pensi al caso in cui la merce non venga fornita in tempo o quando la stessa risulti difettosa. In questi casi dovrà essere valutato se la vendita poteva avvenire solo in quel determinato momento (ad esempio vendita di panettoni di alte marche) o anche in momenti successivi. Se il negozio è ancora disponibile o se vi è la necessità di trovarne uno nuovo con aumento del disagio e del danno per il negoziante.

 

La mancata apertura del temporary store: il proprietario del negozio

 

I rapporti con il proprietario, per il negoziante sono alla base del buon andamento delle vendite. Molto spesso capita che il locale affittato non venga reso agibile in tempo per l’apertura o che si riscontrino dei problemi che non erano verificabili al momento della visione del negozio. Il proprietario ha infatti l’obbligo di custodire e di provvedere alla manutenzione delle proprie cose e pertanto quando un soggetto subisce dei danni deve essere risarcito. È importante, proprio per questo motivo, che il contratto di affitto o di comodato contenga tutte le possibilità e le particolarità che possono verificarsi nell’apertura di un negozio a tempo limitato. dallo stesso.

 

La merce in eccesso

 

L’attività di vendita prevede dei rischi, tra i quali la possibilità che la merce resti invenduta. Nel caso dei temporary store il rischio è ancora più grande proprio per il poco tempo in cui resta aperto il negozio. In questi casi è necessario che il negoziante abbia la possibilità di restituire la merce in eccesso ottenendo il pagamento della stessa. Il problema sorge nel momento in cui la merce è di tipo deperibile (si pensi a cibi e bevande) e inutilizzabile per altre vendite. Proprio per queste situazioni è importante che siano previste nel contratto le clausole per non rischiare di sobbarcarsi costi ulteriori.

 

La merce rovinata

 

Il negoziante è custode delle cose che decide di vendere e pertanto nel caso in cui le stesse si rovinino a causa di suoi comportamenti si ritroverebbe con merce ormai acquistata e impossibile da vendere. In questi casi è necessario che il negoziante sia tutelato dal contratto stipulato dal proprio avvocato e che riguardi anche casi in cui la merce possa rovinarsi o distruggersi.

 

Il temporary store in franchising

 

Nel momento in cui si decide di aprire un temporary store è possibile prevedere un collegamento con una serie di negozi dello stesso genere, magari in altre zone della città o addirittura direttamente in altre città. In questa maniera il tipo di business è differente ma permette, da un lato, di non rischiare di rimanere con merce invenduta e, dall’altro di creare un tipo di lavoro continuo, che non duri solo per il mese di apertura del singolo negozio.


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