29 Luglio, 2016

Allargamento dell’Unione Europea

1. Introduzione

In questi ultimi anni, sono intervenuti profondi sconvolgimenti in Europa.

Il crollo dell’Unione sovietica e, quale corollario, la fine della guerra fredda hanno radicalmente modificato l’ordine geopolitico e svuotato di significato gli oramai sorpassati modelli che reggevano l’equilibrio mondiale.

Tutto ciò ha contribuito ad accelerare il processo d’integrazione europea.

E` in questo mutato quadro politico che l’Austria, la Finlandia e la Svezia decisero, nel 1995, di aderire all’Unione europea.

Oggi, l’argomento più discusso è il prossimo allargamento dell’UE verso otto Paesi d’Europa centrale ed orientale (PECO), più Cipro, Malta e la Turchia.

Esso rappresenta un evento di portata storica per l’Unione europea alla quale si uniranno, il 1° maggio 2004, circa 75 milioni di nuovi cittadini.

Questo allargamento stimolerà il commercio e l’economia.

Inoltre, verrà così offerta ai Paesi d’Europa centrale ed orientale – che subirono oltre un secolo di conflitti, di devastazioni e di dominazioni straniere – l’opportunità di partecipare e di fornire il loro contributo all’integrazione europea la quale, da numerosi decenni, ha portato stabilità e prosperità al continente europeo.

2. Panoramica cronologica

La decisione relativa al futuro allargamento dell’Unione europea ai Paesi d’Europa centrale ed orientale (PECO) è stata adottata dal Consiglio europeo, a Copenaghen, nel 1993.

Ciascun candidato deve soddisfare tutta una serie di criteri specifici per poter aderire all’Unione europea (i cosiddetti “criteri di Copenaghen”).

Prima di tutto deve avere raggiunto una stabilità istituzionale che garantisca un ordine democratico basato sui princìpi dello Stato di diritto, sulla salvaguardia dei diritti dell’uomo, nonché sul rispetto e la tutela delle minoranze culturali (criterio politico).

Ciascun Paese candidato deve inoltre disporre di un’economia di mercato funzionale ed essere capace di reggere alla pressione della concorrenza e alle leggi di mercato all’interno dell’Unione (criterio economico).

Infine, ogni candidato deve recepire gli impegni inerenti dall’adesione e attuare gli obiettivi dell’Unione politica nonché dell’Unione economica e monetaria (criterio di adozione del patrimonio normativo comunitario, il cosiddetto “acquis” comunitario).

L’Unione europea ha avviato uno dei più ambiziosi progetti della sua storia.

Nel dicembre 1997, il Consiglio europeo di Lussemburgo aveva reso noto l’imminenza delle trattative.

Quest’ultime furono avviate nel marzo 1998 con un primo gruppo di sei Paesi: Cipro, l’Estonia, la Polonia, la Repubblica ceca, la Slovenia e l’Ungheria (allora denominato il “gruppo di Lussemburgo”).

Malta aveva inizialmente ritirato la sua domanda di adesione nel 1996 per poi ripresentarla nel settembre 1998.

Il Consiglio europeo di Cardiff, del giugno 1998, aveva caldeggiato la strategia europea volta a preparare la Turchia all’adesione.

Nel marzo 1999, il Consiglio europeo di Berlino aveva raggiunto un’intesa circa gli strumenti finanziari da utilizzare nell’ambito dell’aiuto a favore della preadesione.

Questi contemplano fra gli altri i programmi PHARE (un programma di aiuti finanziari volti a facilitare la transizione economica degli Stati candidati all’adesione; all’origine questo programma era destinato soltanto alla Polonia e all’Ungheria), ISPA (strumento strutturale di preadesione), nonché SAPARD (programma di aiuti al settore agricolo e allo sviluppo rurale).

Nel dicembre 1999, il Consiglio europeo di Helsinki aveva ribadito l’importanza del processo di allargamento al quale dovevano partecipare, a parità di diritti, 13 Paesi disposti ad aderire, fra i quali la Turchia.

Le trattative con la Bulgaria, la Lettonia, la Lituania, Malta, la Romania e la Slovacchia (allora denominato il “gruppo di Helsinki”) furono avviate ufficialmente il 15 febbraio 2000.

Nel dicembre 2000, il Consiglio europeo di Nizza approvò le riforme istituzionali (segnatamente la suddivisione dei seggi e la ponderazione dei voti in seno al Consiglio, alla Commissione, nonché al Parlamento in un’Unione a 27 Stati membri).

Nel giugno 2001, il Consiglio europeo di Göteborg fissò il calendario dell’allargamento: entro la fine del 2002 l’Unione doveva concludere le trattative con i Paesi candidati, nonché prepararli all’adesione e quindi permettere loro di partecipare alle prossime elezioni al Parlamento europeo previste nel giugno 2004.

3. Sviluppi recenti

I dieci Paesi suscettibili di diventare i nuovi Stati membri dell’UE a partire dal 2004 sono stati designati per la prima volta nella Dichiarazione del Consiglio europeo di Laeken (Belgio, 14 e 15 dicembre 2001) e sono: Cipro, l’Estonia, la Lettonia, la Lituania, Malta, la Polonia, la Repubblica ceca, la Slovacchia, la Slovenia e l’Ungheria.

Assieme alla Bulgaria, alla Romania e alla Turchia, i dieci Stati candidati erano anche rappresentati dai propri delegati presso la Convenzione europea, istituita ufficialmente a Laeken.

Questi hanno potuto partecipare alle discussioni della Convenzione la quale, tra marzo 2002 e luglio 2003, si è occupata del futuro dell’UE.

Durante la Convenzione, i partecipanti hanno quindi preso in esame gli emendamenti al Trattato ed hanno avanzato proposte in merito alle riforme ritenute necessarie.

Durante il Consiglio europeo di Salonicco (giugno 2003) la Convenzione ha presentato un progetto di Trattato costituzionale europeo che verrà sottoposto alle deliberazioni dei capi di Stato e di governo dell’UE, nell’ambito di una conferenza intergovernativa che avrà luogo a Roma, nell’ottobre 2003.

Questa conferenza dovrà concludersi prima delle prossime elezioni del Parlamento europeo – previste per il 15 giugno 2004 – e dovrà decidere quali riforme delle istituzioni europee attuare.

Durante il Consiglio europeo di Copenaghen (13 dicembre 2002), l’UE è riuscita a concludere le trattative di adesione con otto Paesi d’Europa centrale ed orientale nonché con Cipro e Malta.

Il 16 aprile 2004, ad Atene, sono stati quindi firmati i trattati di adesione con Cipro, l’Estonia, la Lettonia, la Lituania, Malta, la Polonia, la Repubblica ceca, la Slovacchia, la Slovenia e l’Ungheria.

Con l’arrivo di dieci nuovi Stati membri, si tratta del più grande allargamento della storia dell’UE che diventerà effettivo il 1° maggio 2004.

La loro integrazione costituisce una svolta storica verso la vittoria definitiva sulla divisione dell’Europa in due blocchi – conseguenza della guerra fredda – e contribuirà a promuovere e a sostenere la pace, la stabilità e il benessere economico di tutta l’Europa.

I capi di Stato e di governo dell’UE, riuniti a Copenaghen hanno indicato il 2007 quale possibile data di adesione della Bulgaria e della Romania.

In quanto alla Turchia, la quale ha presentato ufficialmente la sua candidatura già nel 1999, è stata esortata dal Consiglio europeo a proseguire sulla via delle riforme indispensabili per soddisfare i criteri politici di adesione (democrazia, Stato di diritto, tutela dei diritti dell’uomo e delle minoranze culturali).

I capi di Stato e di governo dell’UE intendono verificare alla fine del 2004 se la Turchia soddisfa tutti i criteri di adesione.

In caso affermativo, le trattative in vista dell’adesione dovrebbero iniziare verosimilmente durante il primo semestre 2005.

Il 21 febbraio 2003, anche la Croazia ha presentato una domanda ufficiale di adesione all’UE.

In un primo tempo, la Commissione europea prenderà posizione in merito alla sua candidatura.

L’UE ha inoltre confermato a Salonicco, il 21 giugno 2003, la prospettiva di adesione per i cinque Paesi dei Balcani occidentali (l’Albania, la Bosnia – Erzegovina, la Croazia, la Macedonia e la Serbia – Montenegro) tuttavia senza avanzare per il momento una data precisa di adesione.

4. Valutazioni

L’allargamento dell’UE dominerà la futura politica europea ancora per parecchi anni.

I dati relativi al quadro politico e alla situazione economica dei candidati all’adesione sono ancora assai discrepanti.

A prescindere dagli ingenti sforzi, l’integrazione di questi Paesi nei programmi e nelle strutture esistenti pone l’Unione europea di fronte a sfide istituzionali e politiche mai affrontate prima d’ora.

In seguito alla prima fase di adesione, la popolazione dell’UE aumenterà di circa un quinto, fino a raggiungere 450 milioni di cittadini mentre il suo prodotto interno lordo (PIL) aumenterà solamente del 5 percento.

Con dieci nuovi Stati membri, l’Unione europea sarà composta da Paesi le cui strutture democratiche, ancora giovani, sono state create dopo la dissoluzione dei regimi comunisti.

Per la prima volta, l’UE avrà una frontiera comune con la Bielorussia, l’Ucraina, l’enclave russa di Kaliningrad, la Romania, la Serbia e il Montenegro nonché con la Croazia.

Fra i numerosi interrogativi ancora in sospeso vi è quello di sapere quali saranno le incidenze sulla coesione interna della futura UE tenuto conto dello scetticismo nonché dell’indifferenza espressa da un gran numero di cittadine e di cittadini degli attuali Stati membri dell’UE.

Nonostante ciò, l’Unione europea non ha intenzione di tornare sui propri passi: il processo di allargamento andrà comunque avanti.

Dopo oltre un secolo di guerre e distruzioni e con la fine della guerra fredda, l’unica alternativa è l’integrazione politica ed istituzionale dei Paesi dell’Europa centrale ed orientale nelle strutture dell’UE.

Ragione per cui una valutazione basata meramente sul rapporto costi – benefici sarebbe troppo riduttiva.

Studi riguardanti gli effetti economici comprovano che, per i quindici Stati membri attuali, i vantaggi nel settore economico riconducibili all’allargamento saranno minimi a breve scadenza.

Mentre i candidati all’adesione ne trarranno maggiormente vantaggio.

Nuovi calcoli di simulazione, realizzati per conto della Commissione europea, indicano un aumento della crescita economica pari al 2 percento nei Paesi candidati.

D’altro canto, i flussi migratori previsti dai Paesi d’Europa centrale ed orientale, influenzati da livelli di prosperità diversi, dovrebbero rivelarsi assai più contenuti di quanto spesso temuto.

La Commissione europea prevede quindi che, entro il 2010, meno dello 0,5 percento della popolazione attiva nell’attuale territorio dell’UE sarà originaria dei Paesi d’Europa centrale ed orientale.

Occorre ricordare in proposito che nell’attuale territorio dell’Unione vi è una carenza di manodopera in taluni settori dell’economica, segnatamente nei rami alberghiero, sanitario e informatico.

L’allargamento dell’Unione europea s’inserisce in un progetto di più lungo respiro.

Bruschi capovolgimenti politici e istituzionali sono pur sempre possibili; tuttavia è escluso che i Paesi candidati tornino sui loro passi e scendano dal treno dell’integrazione oramai ben avviato.

5. Conseguenze per la Svizzera

Con l’adesione dei nuovi Stati, le spese di comunicazione e di coordinamento in seno all’Unione europea aumenteranno notevolmente; ciò condizionerà le relazioni tra quest’ultima e gli Stati terzi quali, per esempio, la Svizzera.

Infatti, nell’intento di trovare una posizione comune, le procedure interne di consultazione e di decisione potrebbero risultare ardue in seno ad un’Unione europea che presto conterà venticinque Stati membri (ed oltre come previsto in futuro); ne consegue che l’UE potrebbe dimostrarsi meno attenta alle sollecitazioni di Paesi terzi.

Un progetto di tale portata storica, quale il prossimo allargamento dell’UE, comporterà ovviamente delle conseguenze anche per la Svizzera.

Gli accordi contrattuali già conclusi con l’Unione europea (bilaterali I) e quelli ancora in fase di negoziazione (bilaterali II) verranno estesi anche ai nuovi Stati membri.

Per quanto riguarda l’accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’UE, il cui futuro dipende dall’esito del referendum facoltativo al quale sottostà nel nostro Paese, occorreranno ulteriori trattative tra la Confederazione e i dieci nuovi Stati membri.

L’estensione del campo di applicazione degli accordi bilaterali avrà delle incidenze positive, segnatamente per la nostra economia.

In primo luogo perché permetterà di potenziare le condizioni di base politiche ed economiche, in vigore dal 1972 in virtù dell’accordo di libero scambio tra la Svizzera e l’UE – ulteriormente consolidate dagli accodi bilaterali I del 1999 – e di estenderle a nuovi mercati.

In secondo luogo, perché pur essendo un partner esterno per scambi commerciali e investimenti, la Svizzera potrà approfittare delle riforme economiche ed usufruire dei vantaggi offerti, in termini di stabilità, ai nuovi Stati membri grazie alla loro adesione all’UE.

© 2001 by Ufficio dell’integrazione DFAE/DFE,
Palazzo federale Est, CH-3003 Berna.
Tel: +41 (0)31/322 22 22, Fax: +41 (0)31/312 53 17,
E-Mail. Ultimo cambiamento: 08.06.2004


Per contattarci clicca qui