03 Gennaio, 2018

Impresa familiare della partner lesbica: diritti in caso di unione civile | Avvocato

Se una partner lesbica collabora nell’impresa familiare dell’altra e la coppia celebra l’unione civile, sono previsti dei diritti parificati a quelli che si verificano in caso di matrimonio. Concedere alla persona unita civilmente gli stessi diritti del coniuge, in tema di impresa familiare, è stata una novità introdotta dalla Legge Cirinnà.

 

Per impresa familiare si intende una piccola realtà aziendale o l’attività di piccoli imprenditori o commercianti, la caratteristica comune che deve prevedere è la collaborazione di fratelli, genitori o coniugi.

 

Nel nostro paese l’impresa familiare è regolata in modo specifico dal Codice Civile il quale la definisce come quell’impresa in cui collaborano in maniera continuativa il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo dell’imprenditore.

 

 

Quali sono i diritti della partner lesbica

 

 

Il diritto principale della partner lesbica unita civilmente consiste nel partecipare agli utili dell’impresa, ai beni acquistati ed all’incremento dell’azienda, in proporzione alla quantità e qualità del lavoro prestato.

 

La partner potrà anche godere del mantenimento secondo la condizione patrimoniale della famiglia e, anche partecipare alla gestione dell’impresa partecipando alle votazioni che devono essere raggiunte a maggioranza tra tutti i familiari.

 

 

Cosa succede se la proprietaria dell’impresa muore?

 

 

Molte coppie omosessuali negli ultimi anni hanno vissuto svariate problematiche legate ai rapporti con le rispettive famiglie d’origine in caso di morte di uno dei partner. Dopo l’approvazione della legge Cirinnà molte di queste querelle potranno essere agevolmente risolte perché nel caso in cui l’imprenditrice dovesse morire la convivente unita civilmente avrebbe la certezza di poter ereditare la quota della propria compagna continuando il proprio lavoro senza correre il rischio di essere estromessa dal resto della famiglia.

 

Se la famiglia d’origine della persona deceduta tentasse di estrometterla o prendesse decisioni senza il suo consenso oppure vendesse la sua quota la partner rimasta in vita avrebbe il diritto di rivolgersi al Tribunale per tutelare il proprio diritto e la propria partecipazione all’impresa facendo valere la propria quota.

 


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