28 Luglio, 2016

La storia svizzera – Parte 5

La Confederazione e i conflitti dell’Europa

Sviluppo delle città

A fine Medio Evo l’Europa si trova in un difficile momento. Francesi ed Inglesi si affrontano in una serie di battaglie su territorio francese, si tratta della guerra dei Cento Anni. Le cattive condizioni climatiche provocano carestie che mietono numerose vittime. L’Europa non è certo risparmiata dalla peste nera che, proveniente dall’Asia, colpisce ripetutamente l’enorme territorio e uccide un terzo della popolazione. Anche la Svizzera non sfugge al flagello. La popolazione alpina viene parzialmente risparmiata ma nelle campagne numerosi villaggi scompaiono. Tra il 1350 e il 1450 la popolazione diminuisce. Nello stesso periodo, tuttavia, la Confederazione conosce una fase di espansione e prosperità. Nelle campagne i contadini, sempre meno numerosi, abbandonano le terre che sono divenute meno fertili e utilizzate successivamente per l’allevamento del bestiame. L’abbandono dei campi porta all’ingrandimento delle proprietà fondiarie, mentre la rotazione triennale è generalizzata. Le eccedenze vengono smerciate nelle città in pieno sviluppo. Le regioni di montagna si specializzano nell’allevamento di bovini quando le richieste del mercato garantiscono un certo profitto. Gli abitanti delle vallate isolate, costretti all’autarchia, coltivano cereali anche in altura.

L’aumento della popolazione urbana è significativa ed indica la prosperità delle città. Sono numerose anche se di modeste dimensioni e devono la loro ricchezza ai traffici internazionali che transitano su territorio elvetico. Nelle zone che non sono coinvolte nella guerra dei Cento Anni, particolarmente nell’Italia settentrionale e nel sud della Germania, si sviluppano nuovi centri di produzione industriale. Tra questi due poli si stabiliscono tre grandi correnti commerciali: la prima, lungo la valle del Reno e i valichi grigionesi, la seconda attraverso Basilea o Zurzach, Lucerna e il San Gottardo, la terza attraverso l’Altopiano verso Ginevra (in modo trasversale, da est ad ovest), le cui celebri fiere raggiungono l’apice proprio nel periodo tra il 1400 e il 1460.

I traffici favoriscono lo sviluppo di importanti centri industriali in Svizzera come, per esempio, San Gallo, dove si producono tessuti di lino o Friburgo, famosa per i suoi panni. Utilizzando tecniche avanzate come l’arcolaio e la gualchiera (Macchina a martelli azionati ad acqua per ammorbidire i tessuti di lana e renderli compatti), i fabbricanti di lana producono annualmente da 6’000 a 12’000 pezze nel periodo tra il 1400 e il 1460. I tessuti, convenienti e qualitativamente forti, sono esportati da Ginevra nell’area mediterranea e nel Vicino Oriente. Come Berna, Friburgo si specializza nella produzione di cuoio e Zurigo in quella della seta.

L’arricchimento dei borghesi e le difficoltà dei nobili

Grazie alle vie commerciali attraverso la Svizzera, le città hanno raggiunto, nel XV secolo, una ricchezza notevole. Questo è testimoniato dall’agio di cui i borghesi godono. A Berna nel 1445 dichiarano un patrimonio globale di 800’000 fiorini che corrisponde a circa 160 fiorini a testa. La ricchezza è però distribuita in modo disuguale: a Friburgo il 2% della popolazione possiede la metà del patrimonio complessivo, mentre i più poveri, servitori, manovali e operai, sono dieci volte più numerosi artigiani e piccoli commercianti, che costituiscono il gruppo sociale più importante, vivono in situazioni economiche diverse, ma in generale possiedono tutti un’abitazione. L’arricchimento delle città, di riflesso, incide sulle condizioni generali di vita. Nella costruzione delle case si diffonde l’uso della pietra. Tubi in legno di quercia forniscono l’acqua potabile alla città e le fontane si moltiplicano. Le strade vengono lastricate e si costruiscono fogne in muratura. Le fonti amministrative e le disposizioni pubbliche fanno pensare ad un miglioramento nell’alimentazione. Si consumano più carne, uova, formaggio e burro. La vita rimane comunque dura per la maggior parte della popolazione. Il cibo è spesso insufficiente e la mancanza d’igiene è alla base di frequenti malattie che provocano un alto tasso di mortalità.

La borghesia si arricchisce ma la nobiltà, confrontata con gravi difficoltà, si indebolisce. I conflitti armati come quello di Laupen e di Sempach ne sfoltiscono i ranghi. Anche la peste nera non li risparmia. Sono infatti molti i testamenti redatti nella primavera del 1349 quando la prima ondata di epidemia giunge a noi. Le spartizioni ereditarie causano numerose liti e provocano il frazionamento delle proprietà. Le persone che abbandonano la terra per stabilirsi in città sono sempre in maggior numero, di conseguenza il reddito del signore diminuisce. Le piccole monete d’argento utilizzate dai coloni per il pagamento dei canoni si svalutano rispetto alla moneta d’oro, molto apprezzata nel commercio internazionale; il signore ha bisogno quindi di sempre più monete d’argento per ottenere i ducati e i fiorini necessari all’acquisto di cavalli o tessuti di valore.

Il signore vive al di sopra dei suoi mezzi. Il gusto per il lusso lo trascina in spese eccessive che lo costringono ad ipotecare i suoi possedimenti. Incapace di far fronte ai debiti, è spesso obbligato a vendere proprietà e diritti feudali ai creditori, che di regola sono borghesi. Capita anche che il signore aumenti i canoni o introduca nuove tasse esponendosi così al rischio di vedere i suoi soggetti in rivolta, come avviene nel conflitto che oppone l’abate di San Gallo ai contadini d’Appenzello ad inizio XV secolo.

Nuova espansione della Confederazione

Dopo Sempach, Austriaci e Confederati si concedono una tregua. La pace, rinnovata più volte, non impedisce alle parti di continuare nella loro politica di annessioni. I Confederati prima con metodi pacifici; acquistando le terre dai signori indebitati, e con le armi poi, quando la situazione lo richiedeva. Gli Urani approfittano dei disordini nel ducato di Milano per occupare il versante meridionale del San Gottardo e assicurarsi il controllo dei traffici. Nel 1415, quando l’imperatore invita i suoi sudditi ad appropriassi dei beni di Federico IV d’Austria, bandito dall’impero, Berna e poi gli altri cantoni invadono l’Argovia, dove la presenza di grandi vie commerciali con ponti e traghetti procura ulteriori e maggiori profitti. Nel 1460 la Turgovia subisce la stessa fine.

A volte si accendono conflitti tra i cantoni; Zurigo e Svitto si contendono, in una guerra molto dura, le terre del conte del Toggenburgo, morto senza eredi nel 1436. Zurigo vorrebbe controllare i passaggi verso i Grigioni mentre Svitto vogliono allargare la loro influenza ad est. I cantoni non accordano autonomia ai territori occupati. I borghesi, che governano Zurigo e Berna, impongono la propria autorità proprio come avevano fatto i signori feudali e si fanno versare dei tributi anche se sono più inclini alla democrazia.

I territori conquistati vengono chiamati paesi soggetti proprio perché i loro abitanti vengono considerati dai borghesi come tali (analogamente agli abitanti di un territorio soggetti al signore feudale). Il cantone è rappresentato, in queste terre, dal landfogto che amministra la giustizia e preleva le imposte. Un territorio appartenente a più cantoni è denominato baliaggio comune. La sua amministrazione, che richiede riunioni e discussioni tra i cantoni sovrani, è all’origine della Dieta federale.

La Confederazione continua ad ingrandirsi e sono diversi i territori che cercano l’alleanza (Soletta, Friburgo Basilea, le comunità rurali di Appenzello e Grigioni). Anche i signori feudali come l’abate di San Gallo e il conte della Gruyère cercano questa alleanza. Anche se devono aiuto militare ai cantoni sovrani, questi alleati dispongono alla Dieta solo di pochi diritti o non sono neppure rappresentati.

Le guerre di Borgogna

La Borgogna, nel XV secolo, è un grande principato che il duca Carlo vuole ingrandire, desideroso di ricostituire l’antico regno di Lotario, dalle Fiandre all’Italia. Per questo è pronto a qualsiasi cosa e sfrutta ogni minima occasione. Nel 1469, per esempio, per un prestito di 10’000 fiorini, Sigismondo d’Austria gli cede in pegno alcuni possedimenti che si trovano in Alsazia e nella Foresta Nera. Berna intuisce il pericolo che incombe sulle vie commerciali dell’Altopiano. I tentativi di controllo sul corso superiore del Reno sono però bloccati dalla presenza borgognona. Anche la Savoia diviene un satellite di Carlo il temerario. Berna, Friburgo e Soletta rischiano di essere accerchiate.

Luigi XI, Re di Francia desidera ridimensionare le ambizioni del suo potente vassallo e, con prudenza ma destrezza, convince Sigismondo d’Austria a riconciliarsi con gli Svizzeri. La pace, sottoscritta agli inizi del 1473, vuole soprattutto liberare l’Alsazia dalle angherie del balivo di Borgogna, Peter von Hagenbach. Durante l’estate Luigi XI, su suggerimento del bernese Niklaus von Diesbach, suo consigliere e ciambellano, firma un’alleanza militare con i cantoni confederati. Così, Carlo, che amava definirsi e farsi chiamare “Grand Duc d’Occident”, finisce per trovarsi contro il Re di Francia, il duca d’Austria e gli Svizzeri.

Verso la fine del 1474 l’Alsazia si ribella al Temerario che però non vuole cedere. I Confederati colgono l’occasione e gli dichiarano guerra. I primi scontri terminano con alcune conquiste nella Contea. Berna lancia poi un’offensiva nel Paese di Vaud per porre un ostacolo tra la Borgogna e la Savoia. I Waldstätten e Zurigo si rifiutano di seguire il loro alleato nell’impresa, sospettandolo di voler soddisfare le sue ambizioni. Luigi XI, costretto alla prudenza, giunge alla tregua col duca di Borgogna.Gli Svizzeri si trovano così soli contro Carlo il Temerario, quando nella primavera del 1475 egli torna nel Paese di Vaud e rioccupa la fortezza di Grandson. Il primo scontro fu vinto dai confederati; i vinti abbandonano sul campo un ricco bottino. A Morat, nel 1476, l’esercito del duca viene nuovamente sconfitto e l’anno seguente viene ucciso in battaglia, vicino a Nancy. Il suo cadavere viene spogliato e mutilato e in seguito gettato in una palude.

Per gli Svizzeri i vantaggi politici e geografici di queste vittorie sono miseri; si assicurano unicamente il possesso di Orbe, Morat, Echallens e Grandson, che divengono baliaggi comuni. Sono invece Luigi XI e Massimiliano d’Austria che si spartiscono il ricco principato.


Cinque nuovi cantoni

Nella seconda metà del XV secolo l’attività industriale entra in crisi e causa disoccupazione e difficoltà materiali. Molti poveri trovano rimedio alla loro miseria nella guerra grazie al saccheggio. Sono avidi e crudeli e il livello morale scende paurosamente. Inoltre si crea una netta separazione tra i cantoni rurali e quelli urbani. Gli ultimi rimproverano ai primi di avere un peso eccessivo nella Confederazione; li accusano di essersi accaparrati gran parte del bottino delle guerre di Borgogna, Le città desiderano una maggiore unità tra i cantoni, specialmente in caso di pericolo e conflitti, e auspicano un forte potere in grado di ristabilire l’ordine e le azioni violente dei contadini. è il caso di quella che viene chiamata la “folle Vita”, una spedizione di migliaia di giovani esaltati che semina il terrore nella Svizzera occidentale nella primavera del 1477. Sentendosi minacciate, le città concludono un’alleanza separata che irrita i cantoni rurali; la tensione cresce.

In questa atmosfera si discute l’ammissione di Friburgo e Soletta nella Confederazione. Uri, Svitto, Untervaldo e Glarona temono che si possa creare uno squilibro a vantaggio delle città e bocciano la richiesta. Dal loro canto le città sono intenzionate a mantenere la loro alleanza separata se la proposta non viene accettata. Alla Dieta di Stans, riunita nella primavera del 1481, ogni intesa sembra impossibile. Si trova però un compromesso all’ultimo momento, grazie ai consigli dell’eremita Nicolao della Flüe; Friburgo e Soletta sono accolte nella Confederazione con alcune restrizioni; la loro politica è sottomessa all’approvazione della maggioranza dei cantoni. Un nuovo patto, la Convenzione di Stans, consolida la pace interna, stabilisce le norme per la spartizione del bottino di guerra e prevede un aiuto reciproco nella repressione di agitatori e fautori di disordini.

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I delegati si recano dall’eremita Nicolao ed ottengono parole di pace e concordia

Alla fine del XV secolo tutti i cantoni godono dell’immediatezza imperiale. Nel 1486 Massimiliano d’Austria, appena eletto Re di Germania, sull’esempio di Luigi XI, desidera trasformare il suo impero in uno stato centralizzato con un unico esercito ed un tribunale permanente. Cerca di prelevare un’imposta generale che però i Confederati non accettano. Massimiliano ricorre allora alla forza. Confederati e grigionesi, loro alleati, sono così coinvolti nella Guerra di Svevia (1499) nella quale sconfiggono il nemico, costringendolo a firmare la pace. Nel trattato che la sancisce, nessuna clausola prevede la separazione dalla Confederazione dall’Impero ma il testo lascia intravedere una rinuncia del Re ai suoi diritti di sovranità sui cantoni. I Confederati sono ormai sciolti da ogni legame di dipendenza.

Le nuove vittorie spingono Basilea e Sciaffusa a chiedere la loro ammissione nella Confederazione, cosa che avvenne nel 1501. Nel 1513 è la volta di Appenzello. Da questo momento la Svizzera conterà 13 cantoni e questo per i prossimi tre secoli.

Gli Svizzeri in Italia
Agli inizi del XVI secolo i cantoni rurali della Svizzera centrale, trovano nelle guerre d’Italia l’occasione per realizzare il loro sogno di espansione verso sud. Da molto tempo gli Urani tentano di controllare il versante meridionale del San Gottardo. Già padroni della Leventina, ambiscono alla conquista di Bellinzona, piazzaforte allo sbocco della valle. Non sono però i soli a volersi espandere a sud; i grigionesi, loro alleati, guardano alla Valtellina e i Vallesani a Domodossola. Numerose battaglie hanno luogo senza però portare i frutti desiderati.

Luigi XII, Re di Francia, in virtù dei diritti ereditari, rivendica il ducato di Milano. Promette pensioni allettanti e compensi territoriali e ottiene l’appoggio degli Svizzeri. Nella primavera del 1500 diventa il padrone di Milano. Non tiene però fede ai suoi impegni creando il malcontento tra gli alleati che si rifanno occupando i territori promessi. Il Re di Francia continua d’altra parte ad arruolare soldati attirandosi l’ostilità di coloro che in Svizzera denunciano gli aspetti negativi del servizio mercenario* : perdite umane, violenze e saccheggi. Alcuni intravedono nella presenza francese al sud delle Alpi una minaccia per le relazioni commerciali, almeno questa è l’opinione di Mathias Schiner, vescovo di Sion che riesce a convincere gli Svizzeri ad appoggiare la coalizione antifrancese sostenuta da Papa Giulio II della Rovere.
(*) mercenario: Soldato che presta servizio a pagamento per uno stato straniero.
In verità i reggimenti svizzeri, spesso definiti con tono dispregiativo mercenari, venivano assoldati sulla base di accordi diplomatici ben definiti, stipulati tra i Cantoni di provenienza e le monarchie europee (Francia, Spagna. i Savoia, i Borboni di Napoli, il Romano Pontefice, ecc.); accordi chiamati «capitolazioni militari».

mercenario
Soldato appartenente ad un reggimento svizzero capitolato, al servizio di una potenza straniera

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Tutt’oggi resta solo la Guardia Svizzera Pontificia in Vaticano
al servizio dei Romani Pontefici dal 21 gennaio 1506.

Così nel 1512 i Confederati cacciano i Francesi oltre le Alpi e stabiliscono un protettorato su Milano. Il loro dominio non può comunque essere mantenuto a lungo. Inoltre si attirano le ostilità dei Milanesi a causa delle loro pretese finanziarie. Infine non incontrano che indifferenza e passività quando il nuovo Re Francesco I si appresta a riconquistare il Milanese verso la primavera del 1515. Il sovrano propone ai Cantoni di rinunciare alle conquiste per la somma di 700’000 ducati (2,5 tonnellate di oro). L’offerta è ingente e allettante al punto da dividere i Confederati: bernesi, friburghesi e solettesi prendono la via del ritorno, i cantoni centrali e orientali, desiderosi di mantenere le loro conquiste e sollecitati da Mathias Schiner, scelgono di battersi. Il 13 e 14 settembre 1515, 20’000 confederati affrontano nelle vicinanze di Marignano (Melegnano), in realtà Zivido, un esercito di circa 30’000 uomini. Francesco I ha la meglio dopo una lunga battaglia, grazie anche all’intervento della cavalleria e dell’artiglieria, e dell’aiuto dei Veneziani, accorsi nel secondo giorno della battaglia.
Il loro comandante, Bartolomeo d’Alviano, definirà il cruento scontro “Battaglia dei Giganti”.

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A ricordo della battaglia dei Giganti, nel 1965 fu posto, nel luogo degli scontri, un bassorilievo,
realizzato con granito del San Gottardo, delle dimensioni di m 3×2,
raffigurante un guerriero dell’epoca che difende un camerata ferito.

La sconfitta comporta la perdita definitiva, da parte svizzera, del Milanese: essi mantengono però il Ticino, e ricevono da Francesco I una consistente indennità di guerra. Cosciente della loro potenza bellica, il monarca vuole conciliarsi con i vinti. Nel 1516 è conclusa una pace perpetua e un’alleanza viene sottoscritta nel 1521. Per 250 anni le relazioni tra i due stati non saranno intaccate.

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Per celebrare i primi 500 anni della Guardia Svizzera, nel 2006 si sono svolti eventi, tra i quali la lunga marcia, dalla Svizzera a Roma, a piedi, di un centinaio di ex Guardie.

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