28 Luglio, 2016

La storia svizzera – Parte 6

Rinascimento e Riforma

Gli inizi della Riforma in Svizzera (1516 – 1525)
All’inizio del XVI secolo il modo di vita degli Svizzeri è confrontato con cambiamenti radicali. La popolazione è aumentata e molti giovani sono costretti all’emigrazione in qualità di mercenari. Al loro ritorno portano nei villaggi nuove idee. Il denaro che hanno guadagnato e il bottino conquistato corrompono i costumi e suscitano il desiderio del lusso.

Anche i cantoni svizzeri sono influenzati da nuove grandi correnti di idee che vanno diffondendosi in Europa. L’Umanesimo, movimento che vuole il ritorno alle fonti dell’Antichità, conosce ovunque un grande successo. Basilea, con l’università fondata nel 1460 e le numerose stamperie, ne è il centro di interesse per la Svizzera. Vi insegnano e vi risiedono uomini famosi e istruiti come lo svittese Paracelso e il celebre Erasmo da Rotterdam. Anche a Zurigo opera un gruppo di studiosi legati a questo movimento.

L’idea del ritorno alle fonti si afferma anche in campo religioso. Già alla fine del XIV secolo alcuni vogliono ritornare alla fede dei primi cristiani. La Chiesa cattolica del tempo è in piena crisi; l’alto clero si accaparra le cariche più redditizie e pratica il nepotismo (Tendenza a favorire i famigliari nell’attribuzione di posti e incarichi). Parroci e vicari sono spesso ignoranti. Alcune pratiche come il commercio delle indulgenze, il culto esagerato delle reliquie dei santi e il caso Jetzer a Berna nuocciono all’immagine della Chiesa. Il clero dei cantoni rurali rimane comunque più vicino e a contatto del popolo rispetto a quello delle città svizzere e della Germania.

Influenzato da Lutero, l’umanista Ulrico Zwingli, curato di Zurigo, predica la riforma della Chiesa cattolica. Dal 1519 Zwingli insegna che la religione deve basarsi unicamente sulla Bibbia. Bisogna dunque abbandonare tutto ciò che la Sacra Scrittura non menziona: conventi, culto delle reliquie e dei santi, celibato dei preti, devozione alla Madonna. Le idee di Zwingli si propagano a macchia d’olio e le autorità di Zurigo organizzano una “disputa”. Durante questa pubblica discussione teologica Zwingli affronta i rappresentanti del vescovo di Costanza e ne esce rafforzato così che le autorità di Zurigo gli concedono libertà d’azione. Durante il 1523 e 24 introduce graduali cambiamenti nella pratica religiosa e nel 1525 il protestantesimo diventa religione ufficiale di Zurigo.

Le guerre di religione del XVI secolo
La nuova fede si espande rapidamente, propagata dai discepoli di Zwingli; Vadiano converte San Gallo, mentre la campagna rimane fedele all’abbazia e al cattolicesimo. La riforma trionfa a Sciaffusa grazie a Hofmeister. L’umanista Ecolampadio convince i Basilesi ad accettare la nuova religione. Nel 1528 anche Berna si unisce ai riformati. Da allora gli Svizzeri formano due blocchi ben distinti e ostili tra loro. I cantoni della Svizzera centrale, meno toccati dalla crisi ecclesiastica, non sentono la necessità di riformarsi. Vivono del servizio mercenario che Zwingli ha proibito a Zurigo e che vorrebbe proibire ovunque in Svizzera. I Waldstätten inoltre temono che la Riforma diventi lo strumento utilizzato da Zurigo per dominare la Confederazione. In questo periodo di forti tensioni nascono due patti militari: l'”Unione Cristiana” che raggruppa i cinque cantoni cattolici e l’Austria e l'”Alleanza evangelica” che riunisce i quattro cantoni protestanti, Bienne, Mulhouse e Strasburgo. Glarona, Friburgo, Soletta e Appenzello rimangono in disparte.

La guerra ha origine dalle controversie sui baliaggi comuni d’Argovia e di Turgovia, dove ogni blocco vuole imporre la propria religione e non risparmia le provocazioni. Nel giugno del 1529 più di 20’000 protestanti si oppongono a 9’000 cattolici a Kappel, vicino a Zugo. Glarona interviene opportunamente per riconciliare i due campi. La prima pace nazionale è sottoscritta il 26 giugno. Ad ogni cantone è lasciata la facoltà di scegliersi la religione desiderata, mentre nei baliaggi comuni ogni comune sceglierà mediante voto. I cattolici sono obbligati a sciogliere la loro alleanza.

La pace durerà solo due anni. Nel 1531, a causa di incidenti nel baliaggio comune di Turgovia e della volontà di Zwingli di predicare la Riforma anche nei cantoni cattolici, le ostilità riprendono. Zurigo proibisce ai cattolici, che si stanno preparando alla guerra, l’accesso ai mercati. I riformati sottovalutano gli avversari e hanno la peggio. La seconda pace nazionale, firmata nel gennaio 1532, modifica lo statuto dei baliaggi comuni a favore dei cattolici; d’ora in poi più nessun comune potrà diventare protestante, mentre sarà possibile far ritorno alla fede cattolica. La diffusione della Riforma nella Svizzera tedesca subisce così una battuta d’arresto.

Anche a Locarno sorge una comunità protestante che però sarà costretta a lasciare la città per trasferirsi a Zurigo nel marzo del 1555.

La Riforma nella Svizzera Romanda
L’introduzione della Riforma in romandia è dovuta all’azione combinata di diversi fattori. Innanzitutto l’ambizione di Berna che non aveva mai rinunciato ad espandere il proprio territorio fino al Giura e oltre (Franca Contea). In secondo luogo dal ruolo dei riformatori francesi Guillaume Farel, Giovanni Calvino e dei loro discepoli. La situazione politica nella Svizzera romanda è molto complessa e confusa e il duca di Savoia vorrebbe approfittarne per costituire un vasto dominio comprendente tutto il territorio tra il Lemano e la Sarine. Per raggiungere questo scopo occorre però rimuovere l’ostacolo rappresentato dai borghesi di Losanna e di Ginevra. Il duca Carlo III non nasconde le sue ambizioni, che inducono Losanna e Ginevra a firmare un trattato di alleanza con Berna e Friburgo nel 1525 e 1526.

Nel 1530 il duca di Savoia assedia Ginevra, di conseguenza Berna reagisce inviando una spedizione in aiuto della città. Il duca ritira le sue truppe ed è costretto a firmare il trattato di St. Julien, rinunciando al dominio su Ginevra. Berna incarica subito Farel di predicare la Riforma nella città lemanica e minaccia di rompere l’alleanza se i Ginevrini non si fossero convertiti. Nel 1535 iniziano così ad accettare la nuova fede. Tuttavia già alla fine del 1535 il duca di Savoia ordina il blocco di Ginevra, violando il trattato e, contemporaneamente, un esercito francese marcia sulla Savoia. Francesco I, Re di Francia, promette aiuto e protezione ai Ginevrini. Berna decide di agire per salvare la città e impadronirsi del Paese di Vaud (1536).

Mentre i Bernesi si mettono in marcia, Friburgo e il Vallese si trovano di fronte a un grave dilemma: lasciare che Berna accresca la sua potenza e favorire così un’ulteriore espansione del protestantesimo, oppure allearsi con Berna e dichiarare guerra a un principe cattolico? Decidono di marciare al fianco dei Bernesi per cercare di salvare il salvabile. Friburgo si impossessa di Estavayer, Romont, Rue, Bulle e Châtel-St.-Denis; i Vallesani occupano lo Chablais. Questi territori rimangono perciò cattolici, mentre Berna impone la Riforma nel Paese di Vaud che si trova ora sotto il suo dominio. A Ginevra, Giovanni Calvino consolida quanto fatto da Farel, trasformando la città in un bastione del protestantesimo, la cosiddetta “Roma protestante”.

La Riforma cattolica in Svizzera
Verso la metà del XVI secolo avvengono profondi cambiamenti nella Chiesa cattolica. Diversi papi e alti prelati si rendono conto che bisogna sopprimere gli abusi e rafforzare l’organizzazione ecclesiastica. Questa volontà di cambiamento si manifesta durante il Concilio che si riunisce a Trento dal 1545 al 1563. Grazie a una vasta riforma, la Chiesa cattolica vuole arginare la diffusione del protestantesimo. Il principale artefice di questo rinnovamento cattolico in Svizzera è l’arcivescovo di Milano, Carlo Borromeo. Egli percorre i paesi cattolici e fonda a Milano un seminario, il collegio Elvetico. Nello stesso periodo il papa nomina un ambasciatore presso i cantoni svizzeri, con sede a Lucerna. L’ordine dei Gesuiti, molto attivo durante la Controriforma, si stabilisce a Lucerna nel 1574, a Friburgo nel 1580, a Porrentruy nel 1591, a Sion del 1636 e a Soletta nel 1668.

Coscienti del momento propizio, i cattolici tentano di riconquistare il terreno perduto. I cantoni svizzeri ed i loro alleati sono scossi da violenti sussulti che non degenerano però in battaglie armate. I cantoni cattolici costringono così Berna a restituire le conquiste fatte a sud del Lemano (il Faucigny) e il Pays de Gex; questi territori ridiventano proprietà dei Savoia nel 1564. Incoraggiati da questi successi, i cantoni cattolici della Svizzera centrale, Friburgo e Soletta sottoscrivono un’alleanza separata detta “Alleanza Cristiana” (lega d’oro o Lega Borromea) (1586) che ha come scopo la difesa del cattolicesimo. L’alleanza viene completata da un accordo con il Re di Spagna: i firmatari si impegnano a lasciar passare le truppe degli alleati sul proprio territorio! Ciononostante, quando si verifica un problema tra due cantoni di confessione diversa, è possibile trovare un accordo. Per esempio nel 1555 Berna e Friburgo si spartiscono amichevolmente le terre del conte della Gruyère, fortemente indebitato nei loro confronti: Friburgo ottiene la Gruyère, Berna il Pays d’Enhaut e il Gessenay.

Verso la fine del XVI secolo si è però vicini alla rottura. Nel 1597 il canton Appenzello si scinde in due blocchi ostili: la parte interna, cattolica e quella esterna, protestante. Nella Svizzera romanda il duca di Savoia cerca di riconquistare i territori perduti nel 1536. Nel 1588 cattolici clandestini di Losanna sono pronti ad agire e ad aprire le porte della città al duca che, con il suo esercito, è costretto a rinunciare a causa del maltempo che non gli permette di attraversare il Lemano. Nel 1602 il tentativo del duca di Savoia contro Ginevra riaccende le tensioni religiose.


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