04 Gennaio, 2018

Comunione legale e stipendio: che diritti hanno marito e moglie sul proprio stipendio e su quello del coniuge?

Il fatto che marito e moglie scelgano il regime di comunione legale dopo il matrimonio potrebbe far pensare che i diritti di tutte le entrate (sia beni acquistati che somme di denaro come lo stipendio di ciascun coniuge) possano nascere per entrambi i coniugi. In realtà la regola è un po’ diversa.

 

 

Comunione legale: la differenza tra comunione immediata e comunione residuale

 

 

Per capire perché ad esempio la moglie non può utilizzare liberamente lo stipendio incassato dal marito bisogna considerare che la legge, in regime di comunione legale, divide i beni dei coniugi in due categorie.

 

I beni che ricadono nella “comunione immediata” sono considerati da subito di proprietà di entrambi i coniugi che li possono utilizzare immediatamente.

 

I beni che ricadono nella “comunione residuale” possono essere considerati di proprietà di entrambi gli sposi solo se non sono stati consumati al momento della separazione.

 

Lo stipendio incassato dai coniugi fa parte della categoria dei beni in comunione residuale.

 

 

La comunione residuale e i diritti dei coniugi

 

 

Ciò che distingue la comunione residuale dalla comunione immediata è il momento in cui il bene può essere utilizzato anche dall’altro coniuge, quando cioè l’altro coniuge può considerare il bene anche di sua proprietà.

 

I beni che fanno parte della comunione residuale sono immediatamente di proprietà del coniuge che li acquista o li riceve, mentre l’altro coniuge può considerarli di sua proprietà solo se al momento dello scioglimento del matrimonio non sono stati consumati.

 

All’interno di una famiglia, dunque, lo stipendio incassato ogni mese ad esempio dalla moglie può essere utilizzato liberamente solo da lei. Il marito, invece, avrà diritto alla metà dello stipendio della moglie solo se al momento dello scioglimento del matrimonio non è stato consumato.

 

Ciò significa che se la moglie spende tutto il proprio stipendio durante il matrimonio, così da non avere alcuna somma accumulata al momento dello scioglimento, il marito non potrà pretendere da lei nulla.

 

Allo stesso modo, se al momento dello scioglimento del matrimonio rimarrà solo una parte degli stipendi incassati dalla moglie, il marito avrà diritto solo alla metà di quanto rimasto non potendo pretendere nient’altro.

 

 

La gestione dello stipendio e i doveri inerenti la famiglia

 

 

I Giudici, tuttavia, tendono a mettere un freno alla totale libertà nella gestione da parte dei coniugi del proprio stipendio.

 

Se si considerassero i coniugi totalmente liberi di spendere il proprio stipendio senza alcun dovere nei confronti della famiglia, infatti, verrebbe meno il dovere di contribuzione ai bisogni della famiglia su cui si fonda il matrimonio.

 

Ne consegue che il coniuge è libero di spendere il proprio stipendio come meglio crede senza dover dar conto a nessuno dei propri acquisti, ma solo dopo che avrà contribuito a soddisfare i bisogni della famiglia.

 

Ritornando all’esempio precedente, quindi, se al momento dello scioglimento del matrimonio la moglie avrà speso tutto lo stipendio incassato, il marito potrà pretendere da lei delle somme solo se la moglie durante il matrimonio ha speso tutto il proprio denaro senza contribuire ai bisogni della famiglia.


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