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Tenore di vita reale e potenziale nella determinazione dell’assegno di mantenimento

L’assegno di mantenimento viene riconosciuto al coniuge che, per effetto del divorzio, si trova all’interno della coppia in una posizione di svantaggio economico. Avendo natura assistenziale, esso intende ripristinare un equilibrio tra le parti garantendo al coniuge economicamente più debole i mezzi necessari per poter godere di un tenore di vita analogo a quello avuto durante il matrimonio. Ma è bene soffermarsi con attenzione sul concetto di tenore di vita.

Ipotizziamo, ad esempio, che durante il rapporto coniugale marito e moglie abbiano sempre condotto una vita piuttosto modesta. Nonostante un lavoro importante in azienda e uno stipendio elevato per il marito ed un impiego part-time per la moglie, la famiglia ha scelto uno stile di vita semplice, moderato. Un’automobile utilitaria, poche cene al ristorante e solo in occasioni importanti, vacanze low-cost. Al momento della separazione o del divorzio il marito potrebbe proporre un assegno in linea con il modo di vivere passato. La moglie, però, ritiene di avere diritto ad una vita più brillante e meno sacrificata.

Il tenore di vita potenziale

 E’ bene sottolineare che, ai fini della determinazione dell’assegno di mantenimento, non ha rilievo il tenore di vita effettivamente goduto dai coniugi durante il matrimonio, ma il tenore di vita potenziale di cui i due avrebbero potuto godere. Nella fase di analisi delle posizioni economiche, quindi, il giudice analizzerà l’adeguatezza dei mezzi del coniuge richiedente l’assegno in funzione delle potenzialità economiche reali di entrambi.

Ciò significa che la moglie potrà far affidamento su un assegno commisurato alle reali disponibilità economiche della coppia e non solo allo stile di vita dimesso e risparmioso mantenuto durante il matrimonio.

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