Differenza tra il divorzio consensuale ed il divorzio giudiziale: tempi e procedure | Avvocato divorzista

Cos’è il divorzio e quali tipi prevede la legge

 

 

Il divorzio è la procedura stabilita dalla Legge italiana per porre fine ad un matrimonio, a seconda delle procedure possono esserci tempidiversi per giungere alla sentenza definitiva.

 

Se la celebrazione è stata solo civile (o secondo una Professione religiosa diversa da quella Cattolica) il procedimento scioglieil matrimonio.

 

Se la celebrazione è stata concordataria, ossia secondo il rito Cattolico riconosciuto dallo Stato italiano, il procedimento facessare gli effetti civilidel matrimonio, che rimane in vigore per l’Ordinamento Cattolico.

 

La Legge prevede due tipologiedi divorzio: su domandacongiunta, anche detto consensuale, e giudiziale.

 

 

Differenza tra divorzio consensuale e giudiziale

 

 

Il divorzio consente lo scioglimento del matrimonio e la cessazione dei suoi effetti civili. Potrebbe essere consensuale o giudiziale. Le due tipologie presentano una notevole differenzasia per quanto riguarda i tempi che le procedure.

 

Va premesso che primadi poter chiedere il divorzio, nella maggioranza dei casi, i coniugi devono essere separati legalmente da almeno sei mesi, in caso di separazione consensuale, oppure un anno, in caso di separazione giudiziale.

 

Queste tempistiche sono state notevolmente ridotte dalla riforma del cosiddetto “divorzio breve” che ha modificato il precedente termine di tre anni.

 

Come detto esistono due tipologie di divorzio: consensuale (o, meglio, su domanda congiunta di entrambi i coniugi) o giudiziale. La decisione non deve essere sottovalutata dato che le procedure e i tempi per ottenerli sono diversi così come diverse potrebbero essere le conseguenze sui coniugi e sui figli.

 

 

Divorzio consensuale su domanda congiunta, procedura, durata e contenuto accordo

 

 

Il divorzio consensuale è possibile se c’è un accordotra i coniugi sulle condizioni personali e patrimoniali.

 

I coniugi assistiti congiuntamente da un Avvocatooppure con due legali diversi devono depositare un ricorso al Tribunale competente, di solito quello dell’ultima residenza comune.

 

Il Tribunale, a seguito di un’udienza presidenziale in cui compaiono personalmente marito e moglie, verifica che le condizioni raggiunterispettino, e non ledano, i dirittidei due coniugi e dei figli, se presenti.

 

Nell’accordo i coniugi potranno decidere come regolamentare l’affidamentoe la collocazione dei figli, il diritto di visitadel genitore che non convive con i figli, l’assegnazione della casa familiare, il mantenimentodei figli e del coniuge (se ne ha diritto).

 

I coniugi potranno anche accordarsi sulla divisione dei beni (oggetti ecc.), patrimoniofinanziario (soldi sui conti correnti, azioni, obbligazioni ecc.) nonché potranno decidere trasferimenti immobiliari (la proprietà o la comproprietà di una casa passa da un coniuge all’altro) qualora non l’abbiano già fatto durante la separazione.

 

L’intervento del Tribunale non è sempre necessariodato che è possibile ottenere il divorzio consensuale anche tramite la negoziazione assistita, con l’aiuto di un Avvocato, o dinanzi all’Ufficiale di Stato Civile, previa prenotazione presso il Comune di residenza.

 

Le soluzioni consensuali riducono notevolmente i tempi ed i costi del divorzio, basti pensare che per un divorzio su domanda congiunta possono essere necessari da venti giorni (negoziazione assistita con un Avvocato o Ufficiale di Stato Civile) a tre-quattro mesi con un ricorso il Tribunale.

 

 

Divorzio Giudiziale procedura e durata

 

 

Quando i coniugi non riescono a trovare un accordo, si deve optare per il divorzio giudizialeche, invece, può comportare qualche problema in più oltre che un allungamento dei tempi. Il diritto di chiedere il divorzio spetta a ciascun coniuge che ha sempre diritto di mettere fine al matrimonio anche se l’altro non vuole.

 

Con l’assistenza di un Avvocato un solo coniuge deve depositare un ricorso al Tribunale competente, di solito quello dell’ultima residenza comune. A differenza della procedura consensuale, quindi, quella giudiziale deve essere svolta obbligatoriamente in Tribunalee viene pronunciata con una sentenza emessa dopo un vero e proprio giudizio.

 

Anche in questo caso è prevista un’udienza presidenziale al termine della quale il Tribunale emette un’ordinanzache disciplina, fino alla sentenza, i rapporti patrimoniali e non patrimonialitra i coniugi oltre alle determinazioni riguardo ai figli (affidamento, collocamento, diritti di visita, mantenimento ecc.).

 

In questa fase può essere emessa, se richiesto, una sentenza parzialeche pronunci immediatamente lo scioglimento del matrimonio e decida sulle questioni non controverse, laddove ci siano.

 

La causa continua davanti al Giudice Istruttore che deve valutare tutte le prove. Alla fine dell’istruttoria il Tribunale in funzione collegiale (tre Giudici) emetterà la sentenza definitiva.

 

Questi passaggi del divorzio giudiziale rendono la procedura molto più lungadi quella consensuale: in media possono passare almeno uno/due anni per giungere al termine di un divorzio giudiziale e, in base all’attività istruttoria da espletare, tali tempistiche possono anche ulteriormente dilatarsi.

 

 

Dove si chiede il divorzio se moglie e marito abitano in due città diverse?

 

 

Il divorzio su domanda congiunta può essere chiesto nell’ultimo luogo di residenza comunedue coniugi.

 

Il divorzio giudiziale deve essere chiesto nel luogo di residenza del coniuge convenuto(cioè quello che viene citato in giudizio).

 

Qualora il coniuge convenuto sia residente all’estero, o risulti irreperibile, la domanda si propone al tribunale del luogo di residenza o di domicilio del ricorrente,e, se anche questi è residente all’estero, a qualunque tribunale della Repubblica.

 

 

È possibile non concedere il divorzio?

 

 

Come detto non è possibile dire che sia possibile “non concedere” il divorzio. Un coniuge può decidere di non aderire alla richiesta di divorzio su domanda congiunta, ma se l’altro procede giudizialmente il Tribunale disporràla fine del matrimonio.

 

 

È possibile chiedere l’addebito del divorzio?

 

 

No, l’addebito è una richiesta che può essere avanzata solo in fase di separazione giudiziale.

 

 

Quali sono gli effetti personali del divorzio

 

 

Dal punto di vista personale il divorzio scioglie definitivamente il matrimonio della coppia. Nel caso di matrimonio concordatario o celebrato secondo il rito di una delle religioni riconosciute dallo Stato italiano, il divorzio fa cessare gli effetti civili del matrimonio.

 

Con il divorzio i coniugi riacquistano lo stato libero e possono, quindi, celebrare nuove nozze. Per l’ex marito e l’ex moglie si interrompono i doveri matrimonialiquali l’assistenza morale e materiale o la collaborazione tra coniugi.

 

La moglie, inoltre, perde il diritto di utilizzare il cognomedel marito salvo esplicita autorizzazione del Tribunale.

 

 

Quali sono i diritti del coniuge divorziato (calcolo dell’assegno di mantenimento e assegnazione casa familiare-coniugale) e gli effetti patrimoniali del divorzio?

 

 

La fine dell’unione matrimoniale lascia, comunque, sussistenti alcuni dirittidi natura patrimoniale in capo al coniuge divorziato.

 

Di seguito le conseguenze più importanti:

 

– il coniuge economicamente più debole ha diritto a percepire un assegno divorzile da determinarsi in base alla situazione patrimonialedi ciascuna delle parti, alla durata del matrimonio ed alla capacità lavorativa del richiedente. Secondo gli ultimi orientamenti della Corte di Cassazione il riconoscimento di una somma a titolo di mantenimento spetta al coniuge che non ha i mezzi adeguati a provvedere al proprio sostentamentoo non può procurarseli per ragione oggettive.

 

Il pagamento può avvenire in forma periodica(c.d. assegno divorzile solitamente mensile) oppure in unica soluzione(c.d. una tantum). Quest’ultimo caso può essere concordato dai coniugi durante un divorzio su domanda congiunta e non durante il procedimento giudiziale. L’assegno in unica soluzione risolve tutte le pretese economichedel coniuge economicamente più debole che non potrà avanzare richieste ulteriori in punto contributo al mantenimento. L’una tantum, infatti, non sarà più modificabile.

 

– il coniuge che ottiene il collocamento dei figli (nella maggioranza dei casi la madre) ha diritto a ricevere un contributo al mantenimento per i figli minorenni, o maggiorenni ma non ancora economicamente autosufficienti.

 

In questo caso la determinazione dipende dalla condizione economica dei genitori, ma anche dallo stile di vita goduto dalla famiglia durante il matrimonio che si cerca di mantenere il più possibile uguale al fine di evitare che i bambini, oltre al trauma della rottura del nucleo familiare, subiscano anche lo sconvolgimento delle loro abitudini.

 

– tra gli effetti di natura patrimoniale deve essere valutata anche l’assegnazione della casa familiare. Non esiste un diritto proprio del coniuge divorziato a rimanere a vivere nella casa familiare una. Se la coppia non ha avuto figli molto difficilmente il Tribunale provvederà ad assegnarel’immobile al coniuge che non sia proprietario. Nel caso in cui la coppia trovi un accordo, invece, è possibile che anche chi non è proprietario della casa ottenga l’assegnazione.

 

Le valutazioni cambiano nel caso in cui la coppia che si divorzia ha avuto dei figli che siano ancora minorenni o non autosufficienti al momento del divorzio. Il diritto ad abitare nella casa familiare spetta ai figli e, di riflesso, al genitore collocatario, ossia al genitore che verrà designato per convivere prevalentemente con la prole, o affidatario nei casi, ormai ridotti, in cui solo un genitore sia ritenuto idoneo all’esercizio della responsabilità genitoriale.

 

– se uno dei coniugi riscuote il trattamento di fine rapporto(TFR) dal proprio datore di lavoro (ad esempio per licenziamento, dimissioni o pensionamento) dopo l’introduzione della domanda di divorzio, l’ex potrebbe avere diritto al 40% della somma. Il calcolo della quota deve avere come riferimento gli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio, comprensivi di quelli della separazione.

 

Per ottenere la quota del TFR il coniuge deve essere titolare di un assegno di mantenimentoperiodico e non deve essersi risposato.

 

– quando uno dei due ex coniugi muorel’altro non acquisisce la qualità di erede come durante il periodo di separazione. Tuttavia, sussistano alcuni diritti di natura successoriache restano in vigore anche dopo il divorzio quali:

 

  • la pensione di reversibilità (o indiretta o indennità per morte)

 

  • l’assegno a carico dell’eredità

 

Per quanto riguarda la pensione di reversibilità essa spetta integralmente (nella quota di circa il 60% che aumenta fino all’80%-100% in caso di figli minori o non autosufficienti) all’ex coniuge titolare di assegno di mantenimento che non si sia risposato.

 

Nel caso in cui l’ex deceduto si fosse risposato, il divorziato titolare di assegno di mantenimento dovrebbe suddividere la quota di reversibilità con il nuovo coniuge superstite.

 

L’assegno a carico dell’eredità, invece, può essere chiesto dal coniuge divorziato agli eredi dell’ex defunto. Questa forma assistenziale viene concessa solo se il richiedente, titolare di assegno di divorzio e non risposato, dimostri di versare in stato di bisogno cioè non abbia le risorse economiche sufficienti a soddisfare le proprie esigenze primarie.

 

– con il divorzio si scioglie il fondo patrimonialecostituito dai coniugi ad eccezione del caso in cui la coppia abbia figli ancora minorenni oppure per casi di utilità ritenuti dal Giudice. Il coniuge divorziato, inoltre, cessa di partecipare all’impresa familiare.

 

 

Quale documentazione serve per il divorzio (sia consensuale che giudiziale)?

 

 

Atto integrale di matrimonioda chiedere al Comune di celebrazione del matrimonio o al comune di residenza all’epoca del matrimonio (nota bene: l’estratto per riassunto o il certificato semplice di matrimonio non sono accettati);

 

– copia autentica (ossia conforme all’originale rilasciata dalla cancelleria del Tribunale dove è avvenuta la separazione) del verbale di separazione consensuale omologato o della sentenza di separazione. In caso di negoziazione assistita o separazione conclusa dinanzi all’Ufficiale di stato civile copia dei relativi atti;

 

– Certificato di stato di famiglia e di residenza che possono essere anche contestuali in unico certificato. Alcuni Tribunali accettano anche l’autocertificazione;

 

– Copia del documento di identità e del codice fiscale dei coniugi;

 

– Dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni di entrambi i coniugi.

 

A seconda delle questioni che si dovranno trattare nel procedimentogiudiziale potrebberoessere necessari ulteriori documentiper provare lo stato patrimoniale delle parti. A titolo esemplificativo possiamo citare:

 

– Resoconti spese;

 

– Eventuale estratti conti correnti italiani o esteri, Estratti conto titoli e documentazione attestante investimenti finanziari, azionari o obbligazionari;

 

– Polizze assicurative sulla vita o a capitalizzazione;

 

– Documentazione attestante proprietà immobiliari anche all’estero o di altri beni fruibili (automobili, barche ecc);

 

– Contratto di lavoro, buste paghe, benefits percepiti dall’azienda.

 

I certificati possono essere depositati in carta libera come prevede l’art. 19 della legge n.74/1987 per uso separazione o divorzio e sono esenti da imposta da bollo eccetto eventuali diritti di segreteria pari a pochi centesimi di Euro. Molti comuni li rilasciano anche on-line e hanno la stessa valenza legale di quelli cartacei. I certificati sono validi sei mesi.

 

 

Divorzio con figli: differenze e procedura

 

 

La procedura del divorzio non cambia in presenza di figli. Dovrà essere deciso a quale genitore questi dovranno essere affidati e dove dovranno vivere(e conseguentemente a chi sarà assegnata la casa familiare). Importante sarà stabilire quale contributo al mantenimentodovrà essere previsto dalla madre e dal padre.

 

In caso di divorzio consensuale questi aspetti verranno decisi concordemente dai coniugi.

 

In caso di divorzio giudiziale provvederà il Tribunale dopo aver assunto le prove necessarie.

 

 

Qual è la differenza tra separazione e divorzio

 

 

La separazione non pone fine al matrimonioma ne sospende gli effetti in attesa di una riconciliazione oppure di un procedimento di divorzio.

 

Il divorzio causa lo scioglimentodel matrimonioo lacessazione dei suoi effetti civili, nel caso in cui è stato celebrato un matrimonio concordatario o con rito di una religione diversa da quella cattolica ma riconosciuta dallo Stato italiano).

 

Solo con il divorzio i coniugi cessano di avere reciproci diritti e doverisia dal punto di vista personale che patrimoniale con l’unica eccezione di un dovere di assistenza materiale nei confronti dell’ex coniuge economicamente più debole.

 

 

Divorzio con negoziazione assistita: cos’è

 

 

Moglie e marito possono chiedere il divorzioanche senza attendere i tempi della burocrazia dei processi civili, ossia senza recarsi in Tribunalené partecipare ad udienze. Se i coniugi vogliono divorziare consensualmente, infatti, possono avviare la procedura di negoziazione assistita con l’intervento di un Avvocato.

 

Le parti devono accordarsi su tutte le condizionirelative i loro rapporti personali e patrimoniali, comprese le questioni relative ad un eventuale assegno di mantenimento per il coniuge più debole, e riguardanti i figli.

 

 

Divorzio con negoziazione assistita: quali tempi?

 

 

L’accordo raggiunto deve essere inoltrato alla Procura della Repubblica ed autorizzato dal Pubblico Ministero che concede il nulla osta così da poter essere annotato sull’atto di matrimonio.

 

Il Divorzio in questo caso si ottiene con tempistiche molto ristrette.

 

Dopo aver individuato tutte le condizioni, anche economiche, che regoleranno i rapporti tra i coniugi e con i figli l’iter si completa dopo circa un mese (ad eccezione di casi in cui la Procura della Repubblica competente sia eccessivamente carica di fascicoli e quindi ritardi nel rilascio delle autorizzazioni). Il divorzio ha pieno valore legaledalla data certificata di stipulazione dell’accordo.

 

 

Divorzio, presupposti per la modifica delle condizioni

 

 

Tutte le condizioni stabilite con il divorzio, sia consensuale che giudiziale, possono essere modificate nel caso in cui sopraggiungano giustificati motivi. Il procedimento per modificare le condizioni ha una durata variabile che dipende dal grado di conflittualità tra le parti e dall’eventuale accordo sui cambiamenti da introdurre.

 

Esistono molteplici casistiche che possono causare una legittima richiesta di modifica delle condizioni di divorzio. A titolo esemplificativo possiamo citare alcuni tra i motivi più comuni quali la diminuzione del reddito del soggetto obbligatoal versamento dell’assegno che potrebbe chiedere un abbassamento proporzionale dell’importo dovuto o, viceversa, un miglioramento delle condizioni patrimonialiche potrebbe spingere chi riceve l’assegno a pretendere un aumento.

 

Anche in questo caso la procedura può essere consensuale o giudizialee ricalca quelle appena descritte per ottenere il divorzio.

 

 

Perché è importante affidarsi ad uno Studio legale specializzato in diritto di famiglia, in separazione e divorzi

 

 

È agevole comprendere che in questi casi l’assistenza legale di un Avvocato esperto in diritto di famiglia sia indispensabile. Ci sono, infatti, molti aspetti da valutare, non solo economicie personali, ma anche processuali e probatori che saranno presi in considerazione dal Giudice per la decisione.

 

È consigliabile avere la consulenza di un Avvocato anche nel caso di un divorzio consensuale.

 

Se il divorzio è iniziato come giudiziale, nel caso in cui i coniugi durante il procedimento dovessero trovare un accordo, potranno chiedere al Giudice una conversione del ritoda giudiziale a consensuale. Il Tribunale farà un controllo degli accordi raggiunti e consensualizzerà il procedimento ed emetterà la sentenza.